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Ecco le trappole che bloccano gli stipendi degli italiani

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24.01.2026

Il governatore della Banca d’Italia Panetta ha ricordato ancora una volta il problema numero uno del nostro Paese, quello della stagnazione dei salari sottolineando come un giovane laureato tedesco guadagni l’80% in più di un laureato italiano. Su queste stesse colonne è stato anche sottolineato come in dieci anni i dipendenti pubblici abbiano perso l’8,7% e quelli privati il 5,3% del valore reale della retribuzione. Guardando ad intervalli più lunghi negli ultimi trent’anni i salari reali nei paesi baltici sono cresciuti più del 250%, in Francia del 24% da noi dello 0,48% praticamente fermi). Che i salari reali crescano più rapidamente nei paesi poveri che in quelli ricchi è un risultato noto nella teoria della crescita come “convergenza condizionata”. Dove il reddito è basso, investimenti, tecnologia e aumento della domanda di lavoro possono far salire in fretta produttività e retribuzioni in condizioni minime di stabilità. Ma questa regola generale non spiega un’anomalia che riguarda proprio l’Italia: tra i paesi avanzati siamo quello in cui il legame tra crescita, produttività e salari si è indebolito più che altrove. L’errore sarebbe cercare una causa unica. Il problema italiano assomiglia piuttosto a una trappola sistemica, costruita nel tempo, dove diversi fattori si rafforzano a vicenda.

Un primo elemento riguarda la struttura produttiva. L’Italia è caratterizzata da un numero elevatissimo di piccole e medie imprese, spesso inserite nelle filiere globali........

© Avvenire