Con la gente di Niscemi, aggrappati a quella croce
Quando è caduta nel burrone che si apre sotto il paese, lunedì sera, è sembrato che sul destino di Niscemi calasse una sentenza. La croce che dal 1997 ricordava sull’orlo del baratro la precedente catastrofica frana che ha sfregiato la cittadina sicula ha seguito il destino di case, strade, auto. Ed è precipitata nel vuoto, come se nulla potesse sottrarsi ormai allo smottamento progressivo e inesorabile. A Niscemi sta mancando il terreno sotto i piedi, alla lettera. Ma se la caduta di ogni costruzione che si affaccia sul ciglio la consideriamo ormai solo questione di tempo – abbiamo tutti in mente la spaventosa foto del paese che sembra aspirato pezzo a pezzo da un buco nero –, la croce pareva misteriosamente resistere allo sgretolarsi della materia circostante, quasi non fosse fatta di pietra che nulla e nessuno può sottrarre a un destino già scritto, ma di una sostanza sconosciuta alla fisica e invece familiare alla nostra umanità, parte inseparabile di noi. Dentro quella croce c’era qualcosa che va oltre la fisica, lo sappiamo: la speranza di un’intera........
