Il referendum sulla Giustizia non si riduca a un derby
Il prossimo referendum sulla giustizia sarà l’ennesimo capitolo dello scontro trentennale tra politica e magistratura? Non è facile evitarlo, ma neanche impossibile: basterà concentrarsi sul quesito che troveremo sulla scheda. Non ci verrà chiesto infatti se metterci dalla parte dei politici o da quella dei giudici, ma di scegliere se cambiare (Sì) o conservare (No) l’equilibrio che i costituenti raggiunsero dopo un lungo dibattito e tenendo conto di esigenze molto diverse: assicurare l’indipendenza della magistratura ed evitare – contemporaneamente – che si trasformasse in un corpo chiuso, autoreferenziale, insensibile alla sovranità popolare. Benché in primo piano venga messa la separazione delle carriere tra pm e giudici, il tema principale del referendum è il Csm. Dopo la legge Cartabia, la separazione di fatto c’è già: meno dell’1% su un totale di circa 9.000 magistrati sceglie di passare da pm a giudice o viceversa. Per eliminare anche questo 1%, inoltre, sarebbe bastata una legge ordinaria. Si è fatta invece una legge costituzionale per cambiare il Consiglio superiore della magistratura che la riforma Nordio/Meloni divide in tre (due Csm specializzati più un’Alta Corte disciplinare), con rappresentanti dei giudici non eletti ma sorteggiati, il rafforzamento del profilo accusatorio dei pubblici ministeri ecc. È una svolta profonda nel lungo conflitto tra politica e........
