Ponte sullo stretto, promesse vane
Il Governo sposta 2,8 miliardi dal Ponte a RFI: i conti delle ferrovie respirano, mentre il cantiere dello Stretto slitta al 2034 tra dubbi e rinvii. Il sogno (o l’incubo, a seconda dei punti di vista) del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria cambia di nuovo pelle. Il Governo ha deciso di spostare 2,8 miliardi di euro dal budget del Ponte per tappare un buco: il debito di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), la società che gestisce i binari su cui viaggiamo ogni giorno. La nuova data da segnare sul calendario per l’apertura dell’opera è il 2034, uno slittamento che racconta molto dello stato di salute delle nostre infrastrutture. Perché togliere fondi al Ponte per darli alle ferrovie proprio ora? La risposta risiede nel portafoglio di RFI. Negli ultimi anni, la società ha spinto al massimo per ammodernare la rete nazionale e rispettare le scadenze del PNRR, arrivando a investire la cifra record di 9 miliardi di euro in un singolo esercizio. Questo sforzo titanico ha costretto il Gruppo Ferrovie dello Stato ad anticipare capitali enormi a imprese e fornitori per tenere aperti i cantieri nonostante il caro materiali e le complessità logistiche. Per evitare che l’indebitamento bloccasse i lavori o rallentasse i pagamenti, il decreto sui commissari prevede l’iniezione di liquidità: 1,8 miliardi nel 2026 e un miliardo nel 2027. Si è scelto di mettere in sicurezza il sistema........
