Panetta smonta i dazi di Trump: si sono ritorti contro la l’economia americana
Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, intervenendo a Venezia al 32° congresso di Assiom Forex, ha tirato le somme sull’impatto delle tariffe imposte da Washington nell’ultimo anno, che proprio nelle scorse ore sono state giudicate illegittime dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il governatore di Bankitalia ha detto: “Nel complesso, la ricomposizione geografica degli scambi ha attenuato l’impatto delle misure doganali sui volumi commerciali, ma ciò non significa che i dazi siano privi di costi. Essi hanno accresciuto la complessità delle catene globali del valore con effetti sui costi di produzione, sui tempi di approvvigionamento e sulla trasparenza degli scambi”. Insomma, i dazi di Trump alla fine si sono ritorti contro la stessa economia americana e non hanno affatto frenato il commercio internazionale. Panetta ha spiegato: “Nonostante l’introduzione dei dazi, nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4 per cento, un ritmo superiore a quello del PIL mondiale e doppio rispetto alle attese. Dietro questo dato si nascondono due possibili spiegazioni: il forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale e la profonda ricomposizione geografica dei flussi commerciali. Ne è un esempio la contrazione delle importazioni Usa dalla Cina, che hanno fatto registrare un -25%, mentre sono aumentati gli acquisti da Messico, Vietnam e Taiwan”. Panetta promuove la strategia di diversificazione e apertura di canali alternativi abbracciata dall’Unione europea con queste parole: “Il commercio internazionale va ripensato, visto che il ritorno all’assetto precedente non è realistico”. Proprio per questo motivo Panetta promuove gli accordi di libero scambio siglati dalla Ue con Mercosur e India. Parlando più nello specifico dell’economia italiana, Panetta ha sottolineato: “Un modello di crescita fondato sull’espansione dell’occupazione e dei salari contenuti non è sostenibile, specialmente alla luce delle tendenze demografiche. I progressi del Pil degli ultimi anni non vanno sottovalutati, ma non sono sufficienti a colmare le carenze strutturali né a garantire un ritorno stabile su un sentiero di crescita duratura. La svolta può arrivare solo da un deciso aumento della produttività. Senza, lo sviluppo rischia di arrestarsi. Ripensare il commercio internazionale, con più accordi bilaterali quale strategia di difesa dai dazi e non rinviare l’opportunità, come Europa e Italia, di prender parte all’epocale innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale che ha permesso all’economia globale di crescere sopra le attese nel 2025”. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha dedicato la gran parte del suo intervento di 25 pagine, alla trasformazione dell’economia globale chiedendo però di non arrendersi alla frammentazione e al multilateralismo che ha permesso la straordinaria crescita del dopoguerra. Non ha accennato allo scontro istituzionale in corso negli Usa fra amministrazione Trump e Corte Suprema sui dazi. Infatti, sarebbe troppo presto per capire ancora le reali conseguenze. Una sola pagina è stata dedicata alle banche pur di fronte a una platea di operatori finanziari e banchieri. Nessuna menzione alle operazioni straordinarie passate o possibili o alla tassazione straordinaria imposta dal governo che di fatto viene traslata sui clienti. Al comparto ha riconosciuto una solidità che serve anche per la stabilità del paese. La maggiore capacità di selezionare i rischi acquisita dalle banche deve però non cadere in un’eccessiva cautela nel finanziare le imprese meritevoli e innovative. Un atteggiamento che è stato accolto con favore dai banchieri presenti. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros Pietro, ha detto: “Il governatore ha parlato meno delle banche, significa che le banche non sono un problema, e anzi sono uno strumento importante per affrontare le situazioni alle quali ci troviamo di fronte come la grandissima importanza dell’innovazione tecnologica”. Per il presidente dell’Abi Antonio Patuelli: “La solidità delle banche giova alla stabilità del paese mentre quella di Panetta di sostenere le imprese impegnate nella trasformazione è una utile indicazione”. L’innovazione e il supporto del comparto bancario, sono infatti la chiave per assicurare una crescita sostenibile. L’aumento del pil pur apprezzabile di questi ultimi anni, basato su crescita dell’occupazione e salari bassi non regge più. Per questo l’Italia e l’Europa devono accelerare nella diffusione del digitale in modo da governare le implicazioni economiche e sociali. Non a caso gli Stati Uniti, che hanno ancora la leadership dell’Ia ne hanno beneficiato e hanno messo a segno una crescita media del Pil del 3,2 per cento. Lo shock tecnologico ha finora attenuato l’impatto dei dazi americani i quali peraltro hanno colpito diversi paesi e in primis proprio gli Usa e la Cina che ha dovuto riorientare la destinazione delle sue merci salvaguardando il Pil, dovendo però diminuire i prezzi. Questo adattamento a un sistema commerciale più frammentato, se ha salvato il sistema, ha comportato costi e perdite di efficienza per l’economia globale. Per questo il governatore chiede di non abdicare al multilateralismo e giudica con favore la strada intrapresa dall’Unione Europea di accordi bilaterali come quelli siglati di recente con il Mercosur o l’India. Una strada che è già una realtà. Il governatore ha affermato: “In Europa, quasi la metà dell’interscambio avviene nell’ambito di accordi preferenziali e la quota è destinata ad aumentare”. L’economia italiana continua a crescere in linea con l’Unione europea, grazie al Pnrr ma con nodi strutturali ancora aperti. Un ciclo tecnologico globale trainato dall’intelligenza artificiale sostiene scambi e investimenti, ma non cancella fragilità e rischi geopolitici. I dazi, che finora rappresentano un onere soprattutto per gli Stati Uniti, obbligano a ripensare il commercio internazionale. Sullo sfondo, un sistema monetario segnato dalla crisi del multilateralismo e dalla centralità del dollaro, con la necessità di sviluppare l’euro digitale. Sui progressi italiani degli ultimi anni, Panetta ha rivendicato i passi avanti, ma ha avvertito che non bastano per garantire una traiettoria di lungo periodo spiegando: “I progressi conseguiti dall’Italia nell’ultimo decennio non vanno sottovalutati. Non sono tuttavia sufficienti a colmare le carenze strutturali accumulate nel tempo nè a garantire un ritorno stabile su un sentiero di crescita duratura. Un modello di crescita fondato sull’espansione dell’occupazione e su salari contenuti non è sostenibile. La riduzione della popolazione in età lavorativa, il cui impatto è stato finora compensato dall’aumento della partecipazione e dal calo della disoccupazione, si accentuerà nei prossimi anni. Senza un deciso aumento della produttività, lo sviluppo rischia di arrestarsi. Occorre un’economia più innovativa, che ponga conoscenza e capitale umano al centro della propria strategia di crescita. Le tecnologie digitali offrono un’opportunità che non può essere rinviata: accelerarne la diffusione deve diventare una priorità per l’Italia, come per l’Europa. Nonostante l’instabilità internazionale, che ha frenato le esportazioni di beni, nel 2025 il Pil italiano è cresciuto per il quinto anno consecutivo, dello 0,7 per cento. Dopo una prima metà dell’anno caratterizzata da volatilità, l’attività si è rafforzata negli ultimi due trimestri, sostenuta dalla domanda interna, in particolare dagli investimenti”. Nel bilancio degli ultimi anni, Panetta ha inoltre sottolineato la dinamica dal 2020 e la maggiore tenuta del Mezzogiorno con queste parole: “Dal 2020 il Pil è aumentato in linea con l’area dell’euro e a ritmi superiori a quelli del decennio precedente la pandemia. La crescita ha interessato l’intero territorio nazionale ed è risultata maggiore nel Mezzogiorno, interrompendo una lunga fase di divergenza rispetto al resto del Paese. Questi risultati riflettono il sostegno delle politiche pubbliche, ma anche la ristrutturazione del tessuto produttivo avviata nello scorso decennio. Le imprese italiane sono oggi mediamente più capitalizzate, più redditizie e più competitive sui mercati internazionali. Parallelamente, il sistema bancario, a lungo considerato un elemento di fragilità, si è rafforzato in modo significativo. Questa solidità va ora tradotta in maggiore sostegno agli investimenti, all’innovazione e alla diffusione delle tecnologie digitali. Nonostante la persistenza delle tensioni geopolitiche l’economia mondiale non ha rallentato: la crescita ha superato le attese e il commercio internazionale ha continuato a espandersi. È il segno della capacità di adattamento del sistema produttivo globale. Al centro c’è l’intelligenza artificiale, che spinge investimenti e innovazione, ma con effetti ancora da misurare e con implicazioni non neutre”. Secondo Panetta: “E’ lecito attendersi che l’IA dia impulso alla produttività anche se permangono tuttavia incertezze rilevanti sull’intensità del suo impatto e della distribuzione tra Paesi, lavoratori e settori. Per questo investire nella formazione, nel capitale umano e nella conoscenza è condizione essenziale affinché l’innovazione, soprattutto nei settori a più alta intensità tecnologica, si traduca in produttività diffusa e in crescita duratura, consentendo al tempo stesso di governarne le implicazioni economiche e sociali. Inoltre, in base alle stime disponibili, l’onere dei dazi sarebbe finora ricaduto sull’economia statunitense mentre gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata intorno al 10%. Nel complesso, la ricomposizione geografica degli scambi ha attenuato l’impatto delle misure doganali sui volumi commerciali. Tuttavia, ciò non significa che i dazi siano privi di costi. Essi hanno accresciuto la complessità delle catene globali del valore, con effetti sui costi di produzione, sui tempi di approvvigionamento e sulla trasparenza degli scambi. A questo quadro si affianca un segnale di normalizzazione sui mercati finanziari dopo la fase di turbolenza della prima parte del 2025, ma con rischi che potrebbero non essere pienamente riflessi nelle quotazioni. Nella seconda metà del 2025 i corsi azionari sono tornati a crescere, raggiungendo nuovi massimi e consentendo agli investitori di recuperare rapidamente le perdite subite. La volatilità è tornata su livelli contenuti sia nei mercati azionari sia in quelli obbligazionari. Tuttavia non si può escludere che i rischi siano solo parzialmente incorporati nelle valutazioni correnti. In effetti, questo clima di ottimismo contrasta con l’elevata incertezza dello scenario globale, come dimostra la crescente divergenza tra l’andamento dei mercati azionari e obbligazionari privati, quello dei titoli sovrani. In diversi Paesi i rendimenti a lungo termine sui titoli governativi riflettono una maggiore attenzione degli investitori alle prospettive delle finanze pubbliche e ai rischi geopolitici. Per quanto riguarda i rischi di un’eventuale ‘bolla’, l’attenzione si concentra soprattutto sulla borsa statunitense e, al suo interno, sul comparto tecnologico, dove dall’inizio del 2023 l’apprezzamento è stato il doppio rispetto all’intero mercato”. Panetta ha inoltre collegato la crisi del multilateralismo alle dinamiche del sistema monetario internazionale, descrivendo l’attuale gerarchia valutaria e le possibili traiettorie, tra multipolarità e rischi di frammentazione. Infine, c’è spazio anche per le stablecoin e l’euro digitale. L’espansione delle prime, per Panetta, solleva interrogativi rilevanti. Negli Stati Uniti e nell’Unione europea sono state introdotte normative volte a rafforzarne la trasparenza, la solidità degli emittenti e la tutela degli utilizzatori. Tali interventi riducono i rischi, ma non li eliminano. Di fronte a queste trasformazioni, il cambiamento va governato, senza subirlo, con un impegno deciso nella digitalizzazione dei due pilastri del sistema finanziario: la moneta della banca centrale e la moneta bancaria. Solo così sarà possibile preservare la stabilità e la fiducia. In questa direzione si muovono l’Eurosistema e la Banca d’Italia. Secondo Panetta: “Il progetto di euro digitale mira a tutelare il ruolo della moneta pubblica nei pagamenti al dettaglio in un contesto di crescente digitalizzazione”. Come già detto nel suo intervento ha parlato di una economia innovativa che da tempo viene avvertito da diversi economisti. Oggi è sempre più necessario iniziare a costruire la democrazia economica che troviamo anche nelle teorie economiche del premio nobel James Meade (allievo di Keynes).
