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25 Aprile, La Russa ci riprova

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21.04.2026

Il 25 Aprile rappresenta il giorno della liberazione del Paese dal nazifascismo e la fine dell’occupazione nazista nel 1945. È il simbolo della riconquista della libertà, della democrazia e della fine della Seconda Guerra Mondiale. Per La Russa, presidente del Senato, e membro di spicco di Fratelli D’Italia è occasione per riproporre l’omaggio ai caduti tra i partigiani ma anche per quelli della Repubblica di Salò. “Quando ero ministro della Difesa, nessuno mi obbligava, ma andavo a rendere omaggio al monumento che c’è al cimitero di Milano ai partigiani e portavo una corona, poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale italiana”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa a margine dell’apertura del Salone del Mobile rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto se festeggerà il 25 aprile. “Ci andavo in forma privata perché secondo me era un momento doveroso di una pacificazione – ha concluso – che, almeno quando si parla di coloro che hanno dato la vita, mi sembra doverosa. E lo rifarei”.

Insomma per La Russa combattere per la libertà e per negare la libertà è la stessa cosa. “Le dichiarazioni di Ignazio La Russa sono gravi e inaccettabili – afferma in una nota Federico Fornaro, deputato Pd, Presidente della Giunta delle elezioni – soprattutto perché arrivano dalla seconda carica dello Stato alla vigilia della Festa della Liberazione. Non esiste alcuna ‘pacificazione’ possibile che passi per l’equiparazione tra partigiani e repubblichini. È una forzatura storica e morale che offende la memoria della Resistenza e tradisce i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. I partigiani hanno combattuto per la libertà, la democrazia e la dignità del Paese; i militanti della Repubblica Sociale Italiana hanno scelto di stare dalla parte di un regime complice del nazismo e responsabile di persecuzioni, repressione e violenze, non spettatori, ma complici attivi nella persecuzione degli ebrei”. “Mettere queste esperienze sullo stesso piano – continua Fornaro – non è un gesto di riconciliazione: è un tentativo di riscrivere la storia e di indebolire il significato profondo del 25 aprile. Ed è tanto più grave se a farlo è chi dovrebbe rappresentare le istituzioni repubblicane nate proprio dalla sconfitta del fascismo. La verità storica non è negoziabile: la Repubblica italiana nasce dalla Resistenza. Chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di ricordarlo con rispetto e senza ambiguità”, conclude.

“Non è – aggiunge Sandro Ruotolo, responsabile Memoria nella segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd – forse chiaro al Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, che cosa rappresenti il 25 aprile. Il 25 aprile non è una ricorrenza neutra. È il giorno in cui l’Italia si è liberata dal nazifascismo, è il fondamento della nostra democrazia, è la radice della nostra Costituzione italiana. Per questo non si può, neanche lontanamente, accostare la memoria della Resistenza a quella dei caduti della Repubblica Sociale Italiana. Da una parte c’erano donne e uomini che lottavano per la libertà. Dall’altra chi difendeva un regime fascista, alleato dei nazisti. Mettere insieme partigiani e repubblichini non è un gesto di pacificazione: indebolisce il senso stesso della Liberazione. Non è questione di pietà per i morti. È questione di verità storica e di rispetto per chi ha combattuto per restituire all’Italia libertà e democrazia. Perché senza quella scelta, senza quella lotta, oggi non avremmo la Repubblica. E non avremmo la Costituzione”. Così in una nota Sandro Ruotolo.


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