Latte e ‘uova a rate’, news economiche varie
Settembre ricomincia dalle bollette messe da parte e un conto in banca talmente irrisorio da risultare anonimo. Corse di vario genere, ultime puntate al mare, cose da sistemare e file presso enti ci ricordano che non siamo persone vere e proprie bensì entità in un ingranaggio. Abbiamo moltissimo ma non ne siamo i completi detentori, i proprietari. Chissà, forse nemmeno dei nostri pensieri. È come col conto in banca, abbiamo solo l’accesso, quindi un sospiro rassegnato.
Per le strade dal manto unto di fine estate sventolano i cartelloni Pewex; latte, pane e uova adesso si possono prendere anche a rate. Meglio di niente a tavola. Almeno a leggere i volti stanchi e rassegnati di chi sta in fila dopo aver fatto due conticini. Sebbene la plastica già da tempo assolva la funzione di rateizzazione della spesa, tornare dalle vacanze (anche quelle a rate) per vedere il cartellone di un noto supermercato che propone la spesa primaria a rate, dà qualcosa su cui riflettere. Specialmente in vista di un autunno che probabilmente si rivelerà oneroso per ciò che concerne i costi energetici delle famiglie e tutto il resto.
In un sistema sano, il debito è sostenibile. Mentre in un sistema che non cresce non è così. Si vive per ripianare gli interessi accumulati che nelle decadi superano il debito stesso. Lo stato emette titoli, il mercato ne compra una parte, quelli rimasti vengono in genere riacquistati dalle banche centrale. Il tesoro viene finanziato e circola più moneta. Controllando la moneta in circolazione si controlla anche l’inflazione.
Ma così come aumenta il debito, così vale anche per gli interessi su di esso. I concetti sono chiari, sostenibilità del debito e rifinanziamento da un lato, e crescita dall’altro. In mezzo, i conti del cittadino con la realtà. Scartabellando gli ultimi dati Istat, Osservatorio CPI, Unimpresa e Banca d’Italia a grandi linee, ne esce un quadretto. Ufficialmente migliora il mercato del lavoro per una serie di motivi, ma non tanto il resto. I redditi delle famiglie restano bassi, sale la deprivazione materiale, circa 10% degli occupati bussano alla soglia della povertà, e aumenta la fuga degli espatriati. Inoltre, gli stipendi tornano a crescere meno dell’inflazione (retribuzioni 2.3% a fronte di 3.3% di inflazione). Dato che non si vedeva da un po’ di tempo. Ma che si sente nei famigerati confronti spesa al........
