Intervista a Oscar di Montigny, parte seconda
Rammenti Les Miserables, dove Hugo sosteneva che i viali in asfalto in epoca napoleonica si rivelavano utili a prevenire le barricate, quelle fatte con vecchi mobili a protezione e sfruttando il selciato per il lancio di pietre? Era un controllo del sociale nell’architettura imperiale. Oggi questo controllo avviene in altri modi, tanto che è quasi automatizzato dalle ‘porcessed ideas’ (le definirei così). Come la vedi? Ogni epoca ha avuto le proprie forme di condizionamento. Oggi non servono più mura: bastano narrazioni. Non servono catene: bastano dipendenze cognitive. La vera rivoluzione non sarà tecnologica ma percettiva. Dovremo necessariamente imparare a distinguere tra informazione e comprensione. Tra connessione e relazione. Tra consenso e verità. Molte dinamiche visibili nascono infatti da conflitti invisibili. Così, il primo campo di battaglia sarà sempre più spesso la coscienza individuale. Mentre guardi guerre, scandali, Epstein files, crisi, propaganda e caos, qualcun altro continua indisturbato a gestire il potere. Il mi non è complottismo. È semplicemente il meccanismo più antico della storia. Nel 1946, durante il processo di Norimberga, Hermann Göring — uno dei principali gerarchi nazisti, comandante della Luftwaffe e uomo chiave del regime di Hitler — spiegò come si manipola un popolo per convincerlo ad accettare la guerra. Disse: “Naturalmente il popolo non vuole la guerra. Ma dopotutto sono i leader del Paese a determinare la politica, ed è sempre semplice trascinare il popolo, sia in una democrazia sia in una dittatura, in un parlamento o in un regime comunista. […] Tutto ciò che devi fare è dire loro che sono sotto attacco, e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e di esporre il Paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in qualunque Paese.” Göring non parlava da teorico. Parlava da uomo che quel sistema lo aveva costruito. E aveva funzionato. Funzionava allora. Funziona oggi. Cambiano i volti. Cambiano le bandiere. Cambiano le piattaforme. Ma il metodo è identico: creare paura; creare nemici; creare divisione; saturare tutto di rumore; distrarre il popolo, mentre il potere si protegge con guerre, scandali sessuali, corruzione, media pilotati, algoritmi che decidono cosa vedi. Popoli divisi in tifoserie che si odiano tra loro. E mentre la gente combatte online, nessuno guarda davvero chi muove il tavolo. La verità oggi non viene censurata. Viene sepolta sotto infinite distrazioni. Ma questa volta c’è una differenza. Noi sappiamo. E sapere significa avere una responsabilità. Quindi non devi diventare fanatico; non devi diventare violento; non devi odiare. Piuttosto, devi pensare; devi studiare; devi confrontarti; devi dubitare delle narrazioni prefabbricate; devi pretendere trasparenza. Perché il potere ha paura solo di una cosa: un popolo cosciente del proprio centro. Chi conquista il proprio centro diventa meno manipolabile. Lo Sferismo chiama questo punto il Centro Dinamico della Sfera. È il luogo interiore dal quale possiamo osservare senza reagire automaticamente e scegliere senza essere trascinati.
Nonostante difficoltà, abusi e diseguaglianze economiche, si sente un’incapacità di azione. Questo dovrebbe destare preoccupazione. In fin dei conti, la paura sotto ricatto di perdere quel poco, unita alla cieca ammirazione di un sistema che molto raramente premierà, dettano umori e battute. Viviamo l’egemonia culturale. Si discosta la recente enciclica, scritta con profondità, rispetto e delicatezza. Quali alternative a partire da dentro noi stessi? La gratitudine. Non come emozione superficiale ma come postura esistenziale. La gratitudine è rivoluzionaria perché interrompe il ciclo della paura. La paura contrae; la gratitudine espande. E se la paura divide, la gratitudine connette. Per questo abbiamo dato vita alla Grateful Foundation. Non come un’organizzazione in senso tradizionale, ma come un catalizzatore di coscienza. Un luogo di convergenza tra scienza, economia, spiritualità, educazione, impresa e cultura. Oggi non abbiamo bisogno dell’ennesimo movimento ideologico. Abbiamo bisogno di un’Alleanza. Un’Alliance globale di persone, imprese, istituzioni, educatori, artisti, ricercatori e cittadini che riconoscano la necessità di una nuova evoluzione della coscienza.
In ultimo, si può ancora veramente riformare e migliorare qualcosa (non alla Blair per intenderci)? Ci atteniamo per adesso all’occidente e in particolare ai problemucci di casa dove la società zoppica, la cultura è carente di vitamine e l’economia è colta da un attacco d’asma. Il Paese sta cambiando, una potenza industriale allo stallo da trent’anni (i.e, la vendita di industrie chiave all’estero)? O toccherà riconvertire tutta la struttura? Il filosofo sloveno, Slavoy Žižek sosterrebbe ironicamente: c’è della luce in fondo al tunnel, peccato si tratti dell’altro treno… Ogni volta che una civiltà attraversa una soglia evolutiva, la mente interpreta il cambiamento come perdita. Dobbiamo quindi avviare una riforma. Dobbiamo ri-formarci. Ma non semplicemente aggiustando i meccanismi esistenti. Le crisi attuali non sono problemi da risolvere. Sono sintomi da comprendere. L’Italia possiede ancora qualcosa di straordinario; un patrimonio culturale, spirituale, artistico e umano che nessun indicatore economico può misurare. Il rischio è continuare a considerare questo patrimonio come un ricordo del passato. La vera sfida è trasformarlo in una forza generativa per il futuro. L’Economia Sferica propone esattamente questo: passare dall’estrazione alla rigenerazione, dalla competizione alla cooperazione, dall’accumulazione alla prosperità condivisa. Non si tratta di tornare indietro. Non possiamo quindi permetterci di fraintendere il senso del lavoro. Il lavoro non è produzione. Il lavoro è identità, appartenenza, riconoscimento, dignità. È stato per secoli una forma di risposta alla domanda: “Chi sono io?” E ciò che oggi vacilla non è quindi il lavoro sotto la pressione dell’AI. Vacilla l’idea che l’essere umano abbia valore soltanto quando produce, e quanto. Così, per secoli abbiamo trasformato l’uomo in una funzione. Funzione economica. Funzione sociale. Funzione produttiva. Una linea. Ma la vita non è lineare. La natura non è lineare. Come non lo è L’universo. L’universo è sferico. Tutto è sferico. Una sfera in cui tutto è interconnesso. In cui nessun punto esiste per schiacciare un altro punto. Tutti i punti della superficie sono infatti equidistanti dal centro. Ogni punto vive perché esiste il centro. E il centro non........
