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“Venere nemica”: Drusilla Foer è la mitica dea dell’amore

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Fiorentino di nascita, ultimogenito di tre fratelli, Gianluca Gori si diploma come pittore all’ Istituto stale d’ Arte di Firenze nell’86. Appare nel film “Magnifica presenza”, di Ferzan Ozpetek (2012), nel ruolo di Ennio, e in seguito nell’altra pellicola, e musical, di Roberta Torre, “Riccardo va all Inferno”, nel piccolo ruolo del “Dottore”. Ma è assai piu’ noto nei panni del personaggio femminile, “En travesti”, di Drusilla Foer: col quale ha raggiunto negli ultimi anni il successo, presentando nel ’22, con Amadeus, il Festival di Sanremo e la consegna dei “David di Donatello”, conducendo in seguito “Drusilla e l’almanacco del giorno dopo”, rivisitazione della storica trasmissione preserale di RAI 1 “Almanacco del giorno dopo”, di Paola Perissi, e apparendo in vari programmi e serie tv.

In teatro, Gianluca/Drusilla (nome, quest’ultimo, tipicamente romano antico, legato a una notte di passione avvenuta fra i nonni dell’artista su uno storico battello di famiglia, chiamato appunto “Drusilla”), ha interpretato anzitutto, tra il 2017 e il 2023, “Eleganzissima”; e nel ’25, nel ruolo di Catrina, il musical “Frida” al teatro Brancaccio di Roma. Kolossal sulla vita della mitica Frida Kahlo, con musiche e liriche di Vincenzo Incenzo, e il patrocinio dell’Ambasciata messicana a Roma.

Ma ora Drusilla ha calcato le scene del Teatro Olimpico, storico luogo di spettacolo di Roma Flaminio. Nei panni nientemeno che di…Venere, al centro della pièce teatrale “Venere nemica”: scritta dalla stessa Foer e da Giancarlo Marinelli, con regìa di Dimitri Milopulos e direzione artistica di Franco Godi.

Creatura immortale, nella pièce l’antica Dea vive, oggi, lontano dall’Olimpo e dai suoi parenti, immaturi, vendicativi, gelosi, capricciosi, prigionieri – come la Dea stessa – in quell’eterna bolla di tempo che è l’immortalità. Ha trovato casa addirittura a Parigi, fra gli uomini: di cui teneramente invidia la mortalità, che li costringe all’urgenza di vivere emozioni, esperienze sentimenti, senza poter comodamente rimandare quasi tutto a un domani molto vago. E puo’ permettersi finalmente di vivere nell’imperfezione della vita umana, godendo di debolezze come la moda e il lusso: per Venere non è certo cosa da poco.

Grazie al rapporto con la sua misteriosa e inseparabile cameriera, bellissima (un’altrettanto brava Elena Talenti), Drusilla/ Venere, quasi per gioco, nel momento in cui gli uomini, in linea con certe riflessioni di Vico ed Hegel, non credono più agli dèi ma agli eroi (…piu’ o meno positivi), ripiomba nel passato: nella storia di Amore, il figlio ingrato e disobbediente, e Psiche, sulla quale Venere- da suocera nemica- riversa tutto il suo rancore di dea frustrata e madre tradita. “Contro la straordinaria mortale, creduta Venere in terra”, la vendetta della dea sarà inesorabile e terribile. Ma nel paradosso feroce e dolcissimo della vita che non risparmia nessuno, nemmeno gli dèi (secondo gli antichi greci, alla misterosa “Ananke”, personificazione del fato, neanche i residenti sull’Olimpo potevano sfuggire), Venere insieme all’odio scoprirà anche l’amore (… Io che sono sempre stata la mia sola priorità”, riflette autocriticamente). Un amore infinito e incondizionato per quel figlio ferito che, in fuga dall’amata, come in certe cronache di oggi torna (temporaneamente?) da sua madre, per curare le ferite del corpo e dell’anima.

Liberamente ispirato alla favola di “Amore e Psiche”, al centro de “L’asino d’oro”, capolavoro dello scrittore romano del II sec. d. C. Lucio Apuleio, “Venere Nemica” rilegge il Mito in modo divertente e commovente al tempo stesso, in bilico fra tragedia e commedia con richiami anche all’attualità, declinando i grandi temi del Classico nella contemporaneità: la competizione suocera/nuora, la bellezza che sfiorisce, la possessività materna nei confronti dei figli, il conflitto secolare fra uomini e dèi, che già Omero aveva trattato, in modo incredibilmente moderno, nell’ “Odissea”. E il confronto tra “dèi falsi e bugiardi” – per dirla con Dante – e religioni monoteistiche (che Drusilla-Venere, dal suo punto di vista di dèa classica, irride garbatamente). Uno spettacolo che fa sorridere e riflettere.


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