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Scompare la geografia della politica

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Con Pomicino non scompare solo un protagonista di stagione: si chiude un modo di fare politica. Oggi guardiamo a quella generazione con una punta di nostalgia, quasi fosse l’incudine dimenticata nel granaio del nonno con cui si forgiavano i ferri per il cavallo. Era una politica lenta, paziente, capace di lasciare sempre una porta aperta. Perché la politica, allora, sapeva che gli incendi arrivano all’improvviso e che senza vie di fuga si finisce bruciati. Oggi è diverso. Le porte si chiudono. I granai sono mezzi vuoti. Sempre meno cittadini entrano in cabina elettorale, delusi da un raccolto povero: poche idee, nessun dialogo, zero visione. I “Pomicino” invece non escludevano strade. Non temevano deviazioni. Sapevano che la meta non è mai solitaria, ma condivisa. E che una bandiera ha senso solo se sotto di essa qualcuno può davvero trovare riparo. Non sappiamo come avrebbe votato al referendum sulla giustizia di queste ore. Ma sappiamo come ne avrebbe parlato: spiegando, argomentando, assumendosi il peso delle proprie scelte. Senza scorciatoie, senza slogan, senza rifugiarsi nei fuori onda. Perché allora vincere o perdere contava meno del costruire. Si forgiava insieme il ferro, si arava lo stesso campo, si riempiva il granaio. Oggi invece si litiga su campi che nessuno coltiva. La verità è semplice: la politica ha perso l’arte degli “anche” e dei “se”. È scomparsa la sfumatura. Non esistono più l’alba e il tramonto: solo giorno o notte, tifo o rifiuto. In mezzo, il vuoto. E nel vuoto prosperano i like, che non conoscono dubbio e non ammettono complessità. Sì, con Pomicino scompare anche questo: la politica come esercizio di mediazione, di intelligenza, di pazienza. Resta una domanda, amara e concreta: perché dovrei votare un candidato di Milano a Palermo, o uno di Palermo a Milano? Rappresentano territori che non conoscono, comunità che non frequentano, problemi che non vivono. E forse è proprio qui il punto. Non è solo scomparsa una generazione. È scomparsa la geografia della politica. E senza geografia non c’è nemmeno direzione.


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