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Netanyahu e la questione Iran: ha approfittato dello stato di salute politico di Trump? Annamo bene!

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Ogni tanto azzardo a scrivere un pezzo che riguarda Trump e le sue prese di posizione, ma spesso accade che nel tempo stesso in cui elaboro l’articolo arrivi una nuova dichiarazione che contraddice la precedente. A quel punto cestino tutto e ricomincio. Ma vorrei riportare una sua recente affermazione in cui accusa la NATO di ingratitudine, riferendosi al supporto richiesto negato per garantire la sicurezza della navigazione nel Golfo di Hormuz. E subito mi pongo una domanda: la penserà allo stesso modo anche domani? E poi, mi si permetta: il suo Paese non è forse il membro più influente dell’Alleanza Atlantica? Gli Stati Uniti hanno storicamente un ruolo guida nella NATO, quindi attribuire ad altri una presunta “codardia”, perché è questo il sostantivo usato, appare, ad essere generosi, contraddittorio. Ora è comprensibile che le tensioni in Medio Oriente, e in particolare il rapporto con il governo israeliano guidato da Netanyahu, abbiano contribuito a decisioni controverse e a conseguenze economiche assolutamente rilevanti a livello globale, ma sostenere che l’Iran fosse sul punto di attaccare direttamente territori (si fa per dire) come New York, non risulta supportato da evidenze pubbliche condivise. È invece documentato che in caso di escalation militare l’Iran abbia più volte minacciato ritorsioni nella regione del Golfo, inclusi possibili attacchi a infrastrutture energetiche strategiche come puntualmente avvenuto. Alla luce di ciò, una valutazione più prudente delle conseguenze sarebbe stata auspicabile. Infine per quanto riguarda Netanyahu è noto che la Corte penale internazionale abbia emesso un mandato di arresto nei suoi confronti nel contesto del conflitto a Gaza: un fatto giuridico rilevante. Diverso è invece il tema dello stato di salute mentale o della capacità di intendere e volere di Trump dove, lo diciamo subito, non esistono accertamenti ufficiali che supportino affermazioni di questo tipo, e qualsiasi ipotesi in tal senso resta nel campo dell’immaginazione o della polemica politica. Ora, a parte rincorrere dichiarazioni contraddittorie, forse sarebbe necessario interrogarsi sulla coerenza strategica delle scelte e sulle loro conseguenze nel lungo periodo, sia per gli equilibri internazionali sia per la credibilità delle istituzioni coinvolte. Viste le continue dichiarazioni contraddittorie di Trump, è verosimile che Bibi abbia approfittato dello stato di salute politica del Tycoon per fargli credere di un imminente attacco iraniano. Dove? Sara curioso, ma pare non lo ricordi nessuno dei due. Ah, annamo proprio bene!


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