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Comprare e vendere titoli da casa: la nuova rendita (presunta) degli italiani

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30.03.2026

Comprare e vendere titoli da casa sembra essere diventata, almeno nel racconto diffuso, l’attività di metà degli italiani. Un’immagine forse forzata, ma che intercetta una tendenza reale: sempre più persone in età lavorativa cercano di integrare il reddito attraverso operazioni finanziarie. Non si tratta di grandi patrimoni né di élite. Parliamo piuttosto di ceto medio: impiegati, professionisti, famiglie con risparmi accumulati negli anni o con una seconda casa ereditata. Ed è proprio qui che avviene il cambio di paradigma. Invece di mettere a reddito un immobile – tra tasse, manutenzione e inquilini – molti preferiscono vendere e investire il capitale in borsa.

L’obiettivo non è “fare il colpo”, ma ottenere un’entrata aggiuntiva. Guadagni mensili di qualche migliaio di euro – 2.000, 3.000 – considerati sufficienti per arrotondare uno stipendio, con un vantaggio non secondario: la tassazione di appena il 26% applicata direttamente alla fonte. Se sono titoli di stato addirittura il,12,5%. A fare la differenza però non è solo il capitale – spesso intorno ai 100.000 euro – ma l’approccio. Niente scommesse azzardate, niente fiducia cieca nei consigli delle banche o nelle dritte degli amici. Chi pratica questo tipo di attività punta su poche regole: operare su un numero limitato di titoli, mantenere disciplina, fissare un budget prima di ogni operazione e, soprattutto, evitare l’illusione di arricchirsi. È una strategia che richiama un vecchio principio di buon senso: portare a casa il guadagno senza rimpianti. Resta però la domanda: quanti sono davvero gli italiani che vivono così? Parlare di “metà del Paese” è evidentemente un’esagerazione, ma il fenomeno esiste e cresce. Anche perché rappresenta un’alternativa percepita come più flessibile rispetto agli investimenti tradizionali o all’avvio di attività imprenditoriali. In questo scenario cambia anche il comportamento dei professionisti ancora attivi: meno acquisti patrimoniali, più affitti. La casa al mare, l’auto, perfino la barca diventano beni da utilizzare senza immobilizzare capitale, che resta invece destinato ai mercati finanziari. Una trasformazione silenziosa, fatta di piccoli investimenti e aspettative moderate. Non una rivoluzione, ma un segnale dei tempi. Per questo anche lo Stato si deve ammodernare aumentando la tassazione alle attività finanziarie fai da te e diminuirla chi ancora fa impresa, compresi i lavoratori.


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