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“Rappresenta la Nazione”: il paradosso dell’articolo 67

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28.09.2026

C’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci ogni volta che un’elezione registra un’affluenza drammaticamente bassa: quanto è distante la rappresentanza politica dai cittadini?

Non è una domanda sulla legittimità formale di un’elezione. Se le regole sono state rispettate, chi viene eletto è a tutti gli effetti un parlamentare e ne esercita legittimamente le funzioni. Il problema è un altro, ed è molto più profondo: quanto può sentirsi rappresentata una comunità quando a scegliere il proprio rappresentante è soltanto una piccola parte dei cittadini aventi diritto al voto?

Prendo spunto dalle recenti elezioni suppletive a Reggio Calabria, dove, secondo i dati da verificare, l’affluenza sarebbe stata intorno al 20% degli aventi diritto. Se questo dato fosse confermato e se il candidato eletto avesse ottenuto, a sua volta, circa un terzo dei voti espressi, ci troveremmo di fronte a un parlamentare scelto da una quota pari a circa un terzo dell’intero corpo elettorale. Formalmente tutto sarebbe perfettamente regolare.

Ma la politica non può fermarsi alla formalità delle procedure. Perché una democrazia non è fatta soltanto di regole rispettate: è fatta anche di partecipazione, fiducia e riconoscimento. L’articolo 67 della Costituzione stabilisce che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”. È una delle affermazioni più importanti del nostro ordinamento. Il parlamentare non rappresenta soltanto il collegio nel quale è stato eletto, né esclusivamente il partito sotto il cui simbolo si è candidato. Rappresenta la Nazione. Ma........

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