L’atto finale di Mussolini: un impossibile passaggio di potere ai socialisti
Nell’ora del crollo, l’ansia del duce di chiudere il cerchio di un’esistenza tornando all’ideale delle origini
Gli ultimi mesi di Mussolini, nel cono d’ombra dell’occupazione tedesca del Centro-Nord Italia, non furono soltanto l’epilogo di un lungo periodo di dittatura, ma rappresentarono – dal suo punto di vista – un tentativo di “reintegrazione” ideologica. Mussolini cercò di chiudere il cerchio della sua esistenza tornando al punto in cui tutto era iniziato: il socialismo. I documenti e le parole pronunciate in quel biennio (1943-1945) descrivono la traiettoria di un uomo che, nel suo foro interiore, cercava di reagire all’accusa più pesante: quella di aver tradito gli ideali socialisti della sua giovinezza politica. Il tema del tradimento dopo l’8 settembre si declina in due modi: da un lato c’è il motivo del tradimento della monarchia e dei gerarchi “massoni” per giustificare il fallimento della impresa militare. Un argomento polemico che nascondeva la catastrofe di una guerra incominciata come pesca di occasioni in vista del facile trionfo del Reich e poi proseguita con una progressiva estensione dei campi di battaglia (Grecia, Jugoslavia, URSS, USA!) secondo una dinamica che ricorda da vicino le puntate di gioco al raddoppio descritte da Dostoevskij nel romanzo “Il giocatore”. Eppure Mussolini insisteva molto nell’addebitare la responsabilità........
