Addio a Vittorio Messori, «cattolico coriaceo», mai vittimista né apocalittico
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Addio a Vittorio Messori, «cattolico coriaceo», mai vittimista né apocalittico
È morto ieri sera, Venerdì Santo 3 aprile, Vittorio Messori, giornalista e scrittore cattolico tra i più importanti e letti in tutto il mondo. Aveva 84 anni. Ripubblichiamo di seguito una sua intervista curata da Valerio Pece per Tempi, contenuta nel numero del 17 febbraio 2010.
Da Vittorio Messori talvolta si potrà anche dissentire, ma è uno di quei pochissimi scrittori di cose cattoliche dai quali non si può prescindere. Non sarà un caso se è probabilmente l’italiano vivente più tradotto al mondo. Nello scrittore di Sassuolo col tempo cresce inarrestabile tutto il piacere di chiamare le cose con il proprio nome, di dirla tutta la sua verità, senza sconti o mediazioni, da vero boxeur dei sacri palazzi. Questa lunga cavalcata tra politica, costume e attualità italiana, quasi un “manifesto messoriano”, è lì a confermarlo. Leggere per credere.
Partiamo dall’attualità. Come tradurrebbe l’evocazione e l’auspicio del presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco (e prima di lui Benedetto XVI) di una «nuova generazione» di cattolici in politica? Significa che quelli di oggi sono da rottamare? Quali ambienti cattolici dovrebbero essere sollecitati a entrare in politica?
C’è una tentazione illuminista, da cui neanche la gerarchia è esente, che pensa di cambiare il mondo soprattutto attraverso la politica. Ma le speranze devono confrontarsi con la realtà. E la realtà è che per cinquant’anni a governare l’Italia è stato un partito, la Democrazia cristiana, che come stemma aveva una croce. Erano persone che la mattina avevano come appuntamento fisso più che la colazione l’eucaristia, magari con fotografi in chiesa. Ma è stata anche un’esperienza finita come sappiamo, con disonore. Scomparsa determinata anche, se non soprattutto, proprio da ciò che del partito doveva essere lo stigma: la morale. La Dc non ha comunque impedito nulla sulla via della secolarizzazione, basti pensare che la legge sull’aborto porta i nomi di quattro cattolici praticanti su cinque firmatari. La verità è che il cristiano è un realista, ha letto Machiavelli e sa che la politica ha le sue leggi, leggi che, lo vogliano o no le anime belle, sono ferree. La deriva laicista investe l’intero Occidente, ma la Francia del socialista Mitterrand e dell’ateo Chirac, per esempio, ha prodotto leggi profamiglia decisamente migliori di quelle democristiane. Più che con Bagnasco, sto con papa Ratzinger, che ci ricorda che la vocazione della........
