Il mondo dopo il liberalismo: due strade per l’Occidente in crisi
Espressioni di stima reciproca, convergenza su alcuni giudizi, gentilezza nei toni, ma alla fine Patrick Deneen e Joseph Weiler sono rimasti sulle loro posizioni: per il professore di Scienze politiche della Notre Dame University il liberalismo per le sue intrinseche premesse è vittima del suo stesso successo, cioè non poteva che sfociare nel woke e nelle macerie dell’ordine liberale che dove non è ancora crollato sta tuttavia crollando, per il costituzionalista americano della Law School dell’università di New York il liberalismo come principio organizzativo dello Stato è ancora l’opzione politica che merita di essere difesa, e le patologie sociali e culturali che sono sotto i nostri occhi non nascono dal liberalismo, ma dal secolarismo, che in molti posti è diventato “religione di Stato”.
Lo Stato neutrale non esiste
Per Patrick Deneen lo Stato neutrale rispetto alle visioni della vita di singoli e gruppi teorizzato dai liberali “moderati” come Weiler non può esistere, perché sempre i presupposti antropologici che determinano la cultura dominante si traducono poi in istituzioni politiche; per Weiler pensare che lo Stato possa venire in soccorso della fede religiosa e delle istituzioni ad essa collegate (famiglia, comunità, nazione) riporta inevitabilmente ai mali dello Stato confessionale: non si può de-secolarizzare la società attraverso l’azione politica, ma solo con la testimonianza religiosa e morale personale.
Per Deneen la fisionomia degli assetti politici di un ordine post-liberale resta una questione aperta, per la quale non esiste un modello da proporre, ma il timore di un ritorno allo Stato confessionale non può diventare un alibi per delegittimre l’idea di un cristianesimo pubblico: quello che usa anche gli strumenti della politica........
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