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Con l’uscita dall’Opec gli Emirati mettono un abisso tra sé e gli ex alleati sauditi
Stante la chiusura dello stretto di Hormuz, gli effetti dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti (Eau) dall’Opec e dall’Opec , annunciata il 28 aprile ed effettiva dal 1° maggio, non si sono ancora fatti sentire sui mercati, ma già sono valutabili le conseguenze politiche, che consistono nell’allargamento della frattura nelle relazioni fra Arabia Saudita e Eau, paesi che sono passati nel giro di pochi anni da alleati a potenze in competizione e ora ad avversari, e in una prevedibile intensificazione dei rapporti di Abu Dhabi con gli Stati Uniti e Israele.
La disputa intorno al petroliocentrismo
Le motivazioni ufficiali dell’abbandono sono diplomaticamente vaghe: «Questa decisione riflette la visione strategica ed economica a lungo termine degli Emirati Arabi Uniti e il loro profilo energetico in evoluzione, che include investimenti accelerati nella produzione energetica nazionale», recita il comunicato ufficiale. La realtà è che da anni la strategia imposta all’Opec dall’Arabia Saudita, primo produttore e dominus del cartello, confliggeva con quella degli Eau, terzi produttori dello stesso: mentre la prima da sempre intende contenere la produzione per mantenere i prezzi relativamente alti e prolungare quanto più possibile la “manna petrolifera” e la sua centralità........
