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A un anno dal «ciclone inchiesta» sull’urbanistica, a Milano «non è ripartito niente»

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30.07.2026

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A un anno dal «ciclone inchiesta» sull’urbanistica, a Milano «non è ripartito niente»

«Un anno dopo il ciclone inchiesta», a un anno cioè da «quando il gip (il 31 luglio 2025) ha disposto gli arresti degli uomini chiave dell’urbanistica milanese», facendo definitivamente spiccare quello che è stato definito «il salto di qualità delle inchieste sul mattone» – inchieste della procura meneghina che poi di lì a poco Tribunale del riesame e Corte di cassazione inizieranno a smontare senza pietà –, «un anno dopo» tutto ciò, dicevamo, quali sono «gli effetti della maxi-inchiesta» che ha scosso le fondamenta di uno dei settori più importanti dell’economia del capoluogo lombardo? Non certo il ripristino della fantomatica «democrazia urbanistica» a cui si sono appellati i magistrati titolari delle indagini sulla presunta “Palazzopoli”.

Un anno dopo «lo shock degli arresti che scosse la città», il risultato è un disastro, una tragedia economica e politica e perfino burocratica, e non lo dice Tempi: lo ha scritto ieri l’edizione milanese di Repubblica (i virgolettati sopra sono tutti presi da lì), un quotidiano che non si è certo mai tirato indietro dal linciaggio virtuale del supposto «sistema» di speculatori e funzionari infedeli che volevano «mettere le mani su Milano», nemmeno quando «il ciclone inchiesta» stava già naufragando.

«Non si vede la fine del tunnel»

Così, letteralmente, Miriam Romano e Federica Venni ieri su Repubblica Milano:

«Il quadro, oggi, è questo: ci sono tre cantieri sotto sequestro, circa una decina (quelli più importanti) sotto la lente della procura e alcune decine di progetti che non vanno avanti per paura di inguaiarsi».

«Il quadro, oggi, è questo: ci sono tre cantieri sotto sequestro, circa una decina (quelli più importanti) sotto la lente della procura e alcune decine di progetti che non vanno avanti per paura........

© Tempi