“Adolescence” al Meeting. I ragazzi tra solitudine e adulti assenti
Non ci sono più gli adolescenti di una volta? È davvero perduta la generazione di chi oggi ha tra i 13 e i 18 anni, è davvero più spenta e disperata di quelle che l’hanno preceduta? O non sono forse anche gli adulti a mancare, affrettando giudizi sui giovani ed etichettandoli prima di averli guardati? Partendo dalla provocazione della serie Netflix che più ha fatto discutere quest’anno, Adolescence, al Meeting di Rimini si è parlato di come adulti e ragazzi possono incontrarsi uscendo dalla solitudine in cui sempre più persone si rinchiudono.
Lo hanno fatto il neuropsichiatra infantile Lorenzo Bassani e il rettore delle Scuole Sacro Cuore di Cesena Domenico Fabio Tallarico. Un dibattito vivo, pieno di esempi e aneddoti personali, che non ha banalizzato un tema spesso trattato con frasi fatte e ricette astratte, provando a chiamare le cose con il loro nome.
«I ragazzi stanno male? Sì»
«I ragazzi oggi stanno male?», si è chiesto Bassani rispondendo alle domande della moderatrice Valentina Frigerio. «Sì, è inutile negarlo. Gli accessi al pronto soccorso per problemi psichiatrici degli adolescenti sono raddoppiati negli ultimi dieci anni. Di fronte a questo dato ci si può arroccare e stare in difesa, guardare in fenomeno con cinismo e distanziamento, dire che “i ragazzi hanno qualcosa che non va”. Oppure si può guardare a questi sintomi per quello che sono davvero: domande di un rapporto».
Nel suo lavoro da anni vede «più di un tentato suicidio a settimana, sono facilitato a guardare oltre al sintomo. Finché c’è un sintomo c’è speranza, perché è una spinta a stare meglio. Dietro a quel disagio c’è uno che vuole essere incontrato, ogni spazio di dolore che si crea spinge anche ad aprirsi ad altro. La domanda è: quel sintomo, quella persona, incontrerà qualcuno che è disposto a guardarlo senza disgusto o disperazione? Incontrerà qualcuno di noi disposto ad andargli dietro?».
Come in “Adolescence”, mancano adulti che sanno guardare i ragazzi
«Gli adulti non guardano più l’altro», ha detto Tallarico, mostrando la foto di una scritta comparsa su un muro vicino alla sua scuola che dice “Chi sei quando nessuno ti guarda?”. «È una frase molto vera, che i ragazzi sentono molto. In Adolescence questo si vede in maniera potente: quando il ragazzino protagonista viene preso in giro dai compagni perché non sa giocare a calcio il padre non lo guarda. Lui cerca il suo sguardo ma non lo trova. Oggi gli adolescenti sono guardati per gli interessi degli adulti, per dei progetti, sono schiacciati dall’idea della performance che sentono costantemente su di........
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