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Non di sola morfina vive l’uomo. Il caso di Noelia
Noelia Castillo Ramos, una ragazza 25enne spagnola di Barcellona, ha ottenuto l’eutanasia dopo una lunga battaglia legale. Nonostante l’opposizione del padre, Noelia ha ricevuto l’approvazione del tribunale e il parere favorevole della Corte europea dei diritti dell’uomo.Malata psichiatrica, con disturbi della personalità, Noelia è stata vittima di violenze sessuali da parte del suo ex compagno e anche di tre ragazzi in una discoteca. In seguito a un tentativo di suicidio rimase paraplegica.
Il caso di Noelia non ha lasciato indifferente nessuno. Le notizie che arrivano dalla Spagna risultano ancora più sconvolgenti di quelle riguardanti le diverse guerre che colpiscono il mondo. Il potere spagnolo si è manifestato in modo esemplare contro la guerra, ma ora ha detto sì alla morte. Chi può comprenderlo?
D’altra parte, ogni avvenimento è preceduto da altri. Ricordo come padre Aldo Trento, nei momenti più dolorosi della sua malattia, diceva: «Se non fosse per Cristo, sarei d’accordo con l’eutanasia». E quando visitava un malato che soffriva della stessa patologia che soffriva lui, quella visita era come una boccata d’aria, sostenuto dalla fede dell’altro malato, condividendo il dolore come complici dello stesso conforto. Serve essere virili per vivere così.
Quando il vuoto e la disperazione ci portano a deformare la natura fino a disprezzare la vita, dobbiamo guardare a quell’avvenimento che, per eccellenza, ha segnato tutti gli altri fatti, sia della nostra vita personale che del mondo. Senza guardare a Cristo, a quel Gesù sconosciuto e negato, risulta impossibile sopportare il male proprio e quello del mondo.
Così, la difesa della vita smette di essere un’ideologia – come quella della cultura della morte – per diventare l’amore per un avvenimento: «Sono venuto per dare loro la vita, vita in abbondanza» (Gv 10, 10).
Non possiamo fare nulla di fronte alla volontà di Noelia, né davanti a quella di un mondo che non conosce Cristo. Ci resta solo la nostra vita, la conversione personale; l’amore per colui che ci ha abbracciato.
Contemplando il dolore dei malati nella clinica di cure palliative di padre Aldo Trento, vorrei che tutti questi casi passassero di qui. Perché “non di sola morfina vive l’uomo”, ma anche di un abbraccio, di amore e di una tenerezza infinita. Questo restituisce all’io la speranza di amare e di essere amato, l’esperienza di pienezza anche dentro il duro e fragile orizzonte delle ferite dell’esistenza, anche se desideriamo che la nostra vita finisca e la sofferenza cessi.
Non mi scandalizza la morte, né il desiderarla quando è difficile sopportare il dolore, e meno ancora il modo in cui Noelia è morta, segno della nostra povertà. Ciò che mi muove è il desiderio di comunicare a tutti che la vita vale la pena quando abbiamo la certezza che il tuo sguardo è inciso nelle pupille degli occhi di Cristo.
Non è un discorso pro vita a salvarci, bensì un’esperienza reale che la vita e il mondo sono buoni, che Dio li ha voluti non per perderci, ma per trovarci.
Infine, mi nasce spontaneo pregare per l’anima di Noelia e per tanti altri morti viventi del cosiddetto “primo mondo”: “sono come alberi che camminano” dice il vangelo di Marco. Sono “come zombie” direbbe padre Aldo. Hanno tutto per prendersi cura dei loro malati e vivere con prosperità, ma manca loro la cosa più importante: Cristo. Lasciatemi sempre nella miseria del terzo mondo.
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