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C’è una nuova domanda che dobbiamo farci di fronte all’intelligenza artificiale
Attorno all’intelligenza artificiale si è consolidata una narrazione ricorrente, che attraversa giornali, televisioni, conferenze e discorso pubblico. Si tratta di un racconto che cerca di tracciare confini e di chiarire le differenze tra uomo e macchina, insistendo sulle peculiarità umane: la coscienza, l’intenzionalità, l’esperienza vissuta, la capacità di attribuire significato.
Sono argomenti corretti e condivisibili. Al loro interno, però, si annida un rischio sottile: quello della consolazione. La riduzione dell’Ai a “semplice pappagallo stocastico”, una macchina che rielabora dati senza comprenderli, è diventata una formula sempre più diffusa. Tecnicamente, non è nemmeno sbagliata. Ma culturalmente rischia di funzionare come un anestetico. Come se bastasse ricordare che “non capisce” per sentirsi al sicuro. La sicurezza, però, non deriva dalla natura interna di........
