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«In Terra Santa non è una Pasqua di gioia. Ma speriamo ancora nella pace»
Conflitti e divisioni non sono certo una novità in Terra Santa, ma quest’anno è diverso. Il Santo Sepolcro è chiuso ai fedeli anche per Pasqua, le celebrazioni si possono seguire solo online. Le porte della Basilica, sbarrate, ricordano più il dolore del Venerdì Santo che la gioia della domenica della resurrezione di Cristo. Eppure, nonostante la guerra in Iran e in Libano, anche se la situazione a Gaza resta disastrosa e la Cisgiordania è avvolta in una spirale di violenza, «questo periodo difficile e delicato non toglie ai cristiani locali la forza della fede in Cristo Risorto e la speranza nella pace», dichiara a Tempi padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa.
Padre Ibrahim, come si svolgeranno quest’anno le celebrazioni della Pasqua a Gerusalemme? Il patriarca, Pierbattista Pizzaballa, ha parlato di una «Pasqua sottotono».La Pasqua al Santo Sepolcro, come accaduto anche per le altre celebrazioni del Triduo dei giorni scorsi, sarà celebrata con pochi presenti oltre alle comunità delle varie confessioni che vivono stabilmente nel complesso della Basilica. Le misure di sicurezza lo impongono. Potremo seguire online, in diretta, le liturgie e viverle in comunione di preghiera con il mondo. Nel dolore del momento, almeno questa possibilità unisce i cristiani che soffrono per questa guerra così sanguinosa.
L’incidente della Domenica delle Palme, poi rientrato, con il divieto di ingresso al Santo Sepolcro al Patriarca e al custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, che cosa dice della situazione a Gerusalemme?Qui a Gerusalemme la tensione è tangibile, il momento storico è particolarmente delicato in tutto il mondo. L’incidente è stato risolto con il dialogo e il confronto. Speriamo che il dialogo, il confronto, una mediazione autorevole e la buona volontà possano risolvere tutti i conflitti nel mondo e possano portarci presto a una pace vera e duratura.
Che significato ha la Pasqua oggi in Terra Santa in un contesto difficilissimo, pieno di guerre e violenza?La situazione nel mondo è estremamente grave e difficile. In Medio Oriente la guerra si è allargata e speriamo si possa fermare l’ondata di violenza che sta travolgendo tante nazioni. La Santa Pasqua di quest’anno è particolarmente attesa, anche se non sarà vissuta in presenza dai cristiani locali per ragioni di sicurezza. Il contesto non fa aprire il cuore alla gioia, soprattutto a Gaza e in Cisgiordania la gente sta male da troppo tempo per la morte e la distruzione che ha colpito e colpisce ancora questi territori. Ma i cristiani di Terra Santa hanno una fede forte e ben radicata.
Nei giorni precedenti alla Pasqua, il parlamento israeliano ha approvato la pena di morte per i palestinesi che si macchiano di atti di terrorismo. Che cosa ne pensa?L’approvazione di una legge israeliana per la pena di morte per i palestinesi è un tragico ritorno al passato e non indica certamente una volontà di percorrere la strada della pace. Questa legge è fuori dalla storia ed è contraria alla stessa storia del popolo ebraico.
Come vivranno i cristiani di Terra Santa questa Pasqua? Che cosa rappresenta per loro?Tutto il tempo forte della Quaresima è stato percorso da ansia e da pericoli, da limitazioni e da angosce. Speravamo nelle celebrazioni del Triduo pasquale per avere la possibilità di poter vivere in serenità e in presenza la gioia della santa Pasqua al Santo Sepolcro. Non è possibile per motivi di sicurezza e per l’impossibilità di ottenere permessi per chi vive fuori dalla Città Vecchia di Gerusalemme. I cristiani credono fermamente che la Resurrezione è rinnovamento di vita nuova. Il periodo difficile e delicato non toglie ai cristiani locali la forza della fede in Cristo Risorto e la speranza nella pace.
Com’è possibile mantenere la speranza di un miglioramento della situazione in Terra Santa?Chi abita la Terra Santa cammina sulle stesse strade che hanno sentito i passi del Salvatore e da Lui prendono la forza per continuare a sperare nella pace, la pace vera che nasce dal cuore e che crede nell’amore a Dio e al prossimo. È difficile continuare a sperare, bisogna credere fermamente nell’amore per superare le discordie. Bisogna rinunciare a usare le stesse armi di chi organizza le guerre e di chi si fa complice: dobbiamo amare la pace e difenderla per noi e per gli altri.
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