Medico, dona te stesso
Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore e della Fondazione Enzo Piccinini la lectio magistralis tenuta da Giancarlo Cesana, professore onorario di Igiene generale e applicata all’Università di Milano Bicocca e firma di Tempi, in occasione della consegna del VII Premio Enzo Piccinini. L’evento si è svolto sabato 8 marzo al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, a conclusione del convegno “Vivere o sopravvivere” di cui abbiamo scritto qui.
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Conosco Enzo da cinquant’anni, in metà dei quali la morte non ha abolito la sua presenza, misteriosamente vicina, come documenta anche il numero di persone che sono qui. La vita che vince la morte sostiene la speranza della resurrezione. Per la nostra fede ed esistenza la resurrezione è tutto. Cominciamo da qui.
In Resurrezione, Tolstoj racconta la vicenda del principe Nechljudov, che, avendo sedotto e abbandonato la giovanissima Katjuša, anni dopo, in qualità di giurato, se la ritrova davanti, prostituta accusata di omicidio e ingiustamente condannata alla deportazione in Siberia. Riconoscendo le sue responsabilità decide di riparare, di seguirla in Siberia e, se lei vuole, di sposarla. Si unisce alla colonna di deportati e durante la marcia vede due detenuti morti per colpo di calore. «E la cosa più tremenda è che li hanno ammazzati e nessuno sa chi sia stato ad ammazzarli… Nessuno era colpevole e intanto della gente era stata ammazzata… Se accadeva una cosa simile, la ragione era che tutti questi funzionari: governatori, direttori di carceri, commissari di polizia, guardie ritengono che esistano al mondo condizioni tali, che i rapporti umani con i propri simili non siano più vincolanti», cioè hanno abbandonato la “sensibilità umana” auspicata da Enzo nell’esergo della locandina di questo convegno. Avevano svolto le loro mansioni burocratiche e organizzative disinteressandosi di coloro cui erano rivolte.
Leggi anche Ho incontrato di nuovo Enzo, il mio amico “venerabile” nel tour de force dell’infinito La rivolta dei medici ha giuste ragioni, ma per cambiare le cose serve gratuitàAnche se il paragone può sembrare tirato, pensiamo al rapporto con i pazienti. La figura del medico, la più rappresentativa di chi opera nella sanità, nell’immaginario collettivo risulta in genere assai positiva. Si pensi ai protagonisti di numerose serie televisive. Qui il grande pubblico può immedesimarsi con il forte impegno e la dedizione richiesti da una professione drammatica, mischiata a innumerevoli contraddizioni personali e sociali e quindi piena di insuccessi come di notevoli risultati e soddisfazioni.
D’altra parte i medici, ma anche gli altri operatori della sanità, possono interrogare ed esaminare altri uomini che soffrono (appunto, pazienti!), e che spesso stanno di........
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