Carla, che aggiusta le cose prima di comprarle
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Carla, che aggiusta le cose prima di comprarle
Carla ha sessantadue anni e una scatola piena di viti spaiate. Non butta quasi nulla. Dice che ogni oggetto ha un secondo tentativo. La sedia che traballa diventa stabile con un pezzo di cartone piegato bene. Il telefono vecchio resta nel cassetto, perché “non si sa mai”.
I figli le dicono che oggi conviene comprare nuovo. Costa meno che riparare. Carla annuisce, ma non cambia metodo.Per lei le cose non sono solo cose. Hanno un tempo dentro.
Quando aggiusta qualcosa non sta solo risparmiando soldi. Sta rallentando il momento in cui tutto diventa rifiuto.Dice che il mondo produce troppo e ricorda poco. Lei fa il contrario.Tiene insieme ciò che si rompe.Non per nostalgia. Per rispetto.
Una volta ha rimesso in piedi una lampada che nessuno voleva più. Il filo era spelato, l’interruttore duro. I figli le avevano già detto di portarla all’isola ecologica. Carla invece l’ha smontata pezzo per pezzo. Due viti nuove, un giro di nastro isolante, una pulita al paralume. Quando la luce si è riaccesa ha sorriso appena, come si sorride davanti a una buona notizia che non serve raccontare.
Per lei aggiustare è un modo di stare al mondo. Non lasciare che tutto scivoli via appena si incrina. Tenere il tempo delle cose un poco più lungo del previsto. In fondo è questo che prova a fare anche con le persone. Non buttarle via al primo difetto. Guardarle meglio, cercare la vite giusta, stringere piano. A volte basta poco perché qualcosa torni a stare insieme.
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