Wembley qua, Wembley là: esticazzi Wembley. Abbattere San Siro non è futuro, è Alzheimer
Nota dell’autrice: qui parla chi vuole avere ragione, con o senza permesso del resto della redazione – piuttosto gasata dall’eutanasia del Meazza (con qualche eccezione)
Wembley, Old Trafford, Yankee Stadium: solo menate da salotto buono. Liquidare la difesa di San Siro come “operazione nostalgia”, “dibattito passatista”, “conservatorismo da bar” è un trucco da quattro soldi. È l’opposto: un colpo di reni contro la matematica spietata della rendita – costruisco per chi sgancia il malloppo, chiudo fuori i pezzenti. Brutalmente elementare. La “città del cambiamento” marcia su scelte sociali e lo diciamo senza un briciolo di scandalo (mica siamo Scurati): ingozzare San Siro ai fondi è solo l’ultimo banchetto. Fermarlo? Sarebbe stato un lampo di lucidità, o almeno di originalità contro la banalità di chi bela: «E allora Wembley?». «Lo stadio iconico del pianeta, la culla del calcio», tuba il docu-Netflix su Euro 2020. Esticazzi Wembley.
Il sesto stadio più caro al mondo, clone del prezzemolo Wembley
Milano non è Londra, e il nuovo San Siro schizzerà di prezzo oltre Wembley e il Tottenham Hotspur Stadium: sarà l’impianto più caro d’Europa, sesto al mondo, dietro solo agli stadi yankee, dallo SoFi di Los Angeles all’Allegiant di Las Vegas, templi del dollaro scintillante. C’è chi, con i conti in mano tra capitale fresco, debiti bancari e ricavi gonfiati, profetizza il baratro per le società. C’è chi si gasa come un provinciale guardando solo Juventus Stadium o l’Allianz di Monaco. Arene per la “prawn sandwich brigade”, come sbeffeggiava Roy Keane, capitano del Manchester United, quei “tifosi” da tramezzino ai gamberi, clienti di mall con il pallone di contorno.
Tutto già visto. E i progressisti del Nord ora lamentano la........
