Ma che operazione nostalgia, il trend “2016” addestra l’Ai
Mettiamola così: il punto non è la malinconia, ma che la nostalgia sia diventata l’ultimo giacimento da trivellare dall’algoritmo. E l’intelligenza artificiale ringrazia, sentitamente.
C’è una strana, insistente liturgia che scorre nei feed dei social network: celebrare il 2016 come l’ultimo anno innocente, l’Eden pre-pandemico, pre-guerre, pre-dazi e, soprattutto, pre-algoritmico. Selfie sgranati, filtri pastello, Drake in sottofondo, Pokémon Go: vite che parevano leggere solo perché “non sapevano ancora” (come no) di dover essere monetizzate.
Il trend #2016, un trappolone per allocchi
Tutti a sospirare: “com’eravamo spensierati”, “prima che tutto diventasse tossico” – almeno i creator, non ancora in preda all’ansia da “personal branding” (leggi: vendere se setssi al migliore inserzionista). E tutti, contemporaneamente, a fare esattamente ciò che serve al sistema oggi: trasformare anche i ricordi in metadati.
Un trappolone riuscitissimo. Dopo aver sfruttato la paura del futuro, del declino, dell’irrilevanza l’algoritmo ha capito infatti che poteva fare di meglio col nostro narcisismo: appropriarsi del passato. Prima ci ha chiesto di ottimizzare la vita come un funnel di vendita, ora ci chiede di guardarci indietro. E di consegnargli, con didascalia ironica, emoticon e colonna sonora, la materia prima più preziosa che ci resta: la memoria.
Metadati travestiti da madeleine
Detta male, il trend #2016 – oltre 2 milioni di contenuti su TikTok, ricerche letteralmente esplose su tutti i social nelle prime settimane del 2026 – non è un rito collettivo, ma una........
