Draghi e l’Europa che arretra: manca la voce della politica
L’intervento che l’ex Presidente del consiglio e soprattutto ex Governatore della Banca centrale europea ha tenuto a Rimini lo scorso 22 agosto nell’ambito dell’annuale meeting di Comunione e Liberazione ha avuto, almeno qui in Italia, ampio risalto.
Eppure, quello che ha detto è a dir poco scontato. Si sa però che nell’arena politica non conta tanto quel che si dice, bensì chi lo dice ed i contesti in cui profferisce. La politica è in gran parte fatta di strategie discorsive, costruite auspicabilmente da esperti e concordate con i titolari del potere mediatico, opportunamente preavvertiti e blanditi.
Sicché, tutto il gioco sta nel trovare i tempi ed i luoghi giusti, tra i quali il palcoscenico di Comunione e Liberazione ha da sempre per la sapiente e corriva scelta dei protagonisti, per la risonanza di quanto colà si dice, per l’inconsistenza degli effetti che quelle dichiarazioni – rese in un contesto ricco d’eco, ma non impegnativo – di regola producono. In breve, Mario Draghi ha osservato che l’Europa è politicamente del tutto inconsistente.
Che la sua illusione di contare s’è infranta contro il disincanto prodotto dalle maniere spicce dell’attuale Presidente Usa, maniere che ha dovuto deglutire senza poter fiatare – o, forse, solo potendo fiatare – le condizioni imposte da oltreoceano: dazi, per un verso, e impegni ad acquistare prodotti nordamericani, dall’altro, al fine di riequilibrare la sgangherata bilancia dei pagamenti di Washinton.
Ora, che l’Europa fosse politicamente inesistente lo sanno da sempre anche i bambini. È restata storica la battuta d’uno che di siffatti temi s’è inteso........
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