Il sovranismo regionale stroncato da Bruxelles
L’Unione europea è stata protagonista di questa estate. I temi più dibattuti hanno riguardato naturalmente la difesa e la politica commerciale.
In campo sono scese le pattuglie di anti europeisti, che alle soluzioni preferiscono le polemiche, e, dall’altro lato, i costruttori, che tra alti e bassi, hanno fronteggiato le alterne dinamiche delle relazioni internazionali, soggette agli umori di Donald Trump, mantenendo sul piano della concretezza e del realismo sia i teatri di guerra che i mercati. Il conto finale porta pochi risultati e molta incertezza, sulla quale il livello di attenzione rimane alto.
Ma l’Ue è anche altro. In questo clima poco si è parlato delle importanti sfide che Bruxelles ha in calendario nei prossimi mesi per l’approvazione dei documenti di finanza e degli strumenti di investimento, che chiamano in causa in particolare le regioni.
Il voto d’autunno ha impegnato segreterie politiche e politologi e continua a tenere banco: le prime in affanno unicamente sulla costruzione delle alleanze e sulla scelta dei candidati; i secondi presi a commentare per lo più la piaga del neo sovranismo regionale, frutto di un sistema elettorale che concentra un gran potere nelle mani del vertice e della debolezza della politica, che non ha più peso sui........
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