Referendum: la magistratura e i pericoli del Fronte del No
Stando al Fronte del No, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri espone a rischio la cultura della giurisdizione dei pubblici ministeri, il potere della magistratura, l’ordinamento democratico. Sono fondati i pericoli paventati?1) Sorvolo sui temuti pericoli per la giurisdizione. Ogni volta che sento un pubblico ministero lamentare rischi per la cultura della giurisdizione, volgo lo sguardo a quello che accade nella prassi, e mi convinco che è nato un nuovo genere letterario. 2) Sul paventato indebolimento dei poteri dei giudici, va opportunamente obiettato che il dominio del diritto è stato storicamente oggetto di costante conflitto tra legislatori e giudici. L’espansione però del potere dei giudici, nell’Italia repubblicana, deve riconoscersi insuscettibile di qualsiasi compromissione. L’espansione del potere della magistratura, dal dopoguerra, è stata favorita da precise scelte politico legislative e da accelerazioni impresse da molteplici contingenze emergenziali. E su tale assetto, i possibili effetti della riforma Nordio sono privi di ogni possibile incidenza. La separazione della carriere in alcun modo scalfisce gli amplissimi poteri di cui le procure dispongono nella raccolta della prova, nell’accertamento dei reati e nelle possibili misure di contrasto o prevenzione. Autonomia e indipendenza della magistratura, quali principi fondativi della nostra costituzione, non sono minimamente lambiti dalla riforma. Neppure risulta intaccata l’obbligatorietà dell’azione penale da cui, di fatto, deriva l’insindacabile potere del pubblico ministero di qualificare, come atto dovuto, qualsiasi scelta discrezionale. Resta intatta, altresì. la prerogativa riservata, in via esclusiva ai giudici, di sollevare questioni inerenti la costituzionalità delle leggi........
