Ucraina: guerra o realismo. L’Europa è adesso al bivio
Meno male che c’è Donald Trump, nonostante i suoi difetti. Uno spaccone, all’apparenza, segnatamente agli occhi degli osservatori più superficiali che scambiavano per smargiassate, da millantatore aduso a spampanarsi, una precisa tattica al servizio della strategia.
Certo, non è Ronald Reagan, tuttavia con palla Casa Bianca la repressione dei russofoni in Ucraina non sarebbe mai sfociata in un conflitto russoucraino. La ”guerra di JoeBiden”, ultimo grano di quel rosario di presidenti – da Bill Clinton in poi – prigionieri del disegno ‘neocon’ volto allo smembramento della Russia e ad una globalizzazione rivelatasi a senso unico cinese.
Nulla, sul palcoscenico internazionale, stupisce più dello stupore di quanti, da pagine virtuali di editori interessati e da schermi tv addomesticati, s’arrovellano il cervello dinanzi al funambolico tira-e-molla di dazi e ultimatum proclamati e dismessi, senza soffermarsi invece sui risultati finora raggiunti e sugli obiettivi che l’attuale presidenza statunitense si propone di raggiungere. Prima delle elezioni di mid-term e, andassero bene, anche dopo.
Il viatico si è srotolato tra luci soprattutto, fino al summit in........
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