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Anziani morti in ambulanza, la criminologa Bruzzone: “Delitti? Non inverosimili ma dati insufficienti”

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08.03.2026

Il 27enne Luca Spada e la criminologa Roberta Bruzzone

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Forlì, 8 marzo 2026 – Le indagini sono ancora in corso e le risposte ancora lontane. I sospetti che pesano sull’operatore della Croce Rossa Luca Spada sono, appunto, solo sospetti. Lui stesso, in queste ore, chiede di essere ricevuto in tribunale e interrogato, nella speranza di allontanare una volta per tutte quell’ombra che da una settimana ha completamente cambiato la sua vita. Una vicenda complessa, non priva di zone d’ombra, della quale fornisce la sua interpretazione la criminologa Roberta Bruzzone, alla luce della sua esperienza professionale e della letteratura scientifica.

Bruzzone, quale lettura ha dato del caso che ha coinvolto Luca Spada?

“Una premessa è doverosa: non disponiamo di dati sufficienti a farsi un’idea precisa su questo caso, perciò non voglio parlare né di innocenza, né di colpevolezza. Da criminologa voglio, invece, soffermarmi su altri aspetti, più generali, che non riguardano necessariamente questa vicenda, sulla quale non si è ancora fatta luce sufficiente. Quello che posso dire è che è senz’altro sbagliato considerare questo tipo di delitto, qualora l’accusa fosse vera, come inverosimile”.

L’ipotesi investigativa, però, ha un sapore quasi romanzesco.

“Direi piuttosto che è sconvolgente. È vero: è molto sconvolgente. Ciò non significa che il tipo di delitto sul quale si sta indagando sia raro”.

“La letteratura scientifica riporta molte vicende simili. Si tratta dei cosiddetti ‘Angeli della morte’. Sono persone che agiscono seguendo alcuni impulsi diversi tra loro, che talvolta si incontrano. Essenzialmente sono tre tipologie”.

“C’è chi tende a innescare emergenze per poi essere tempestivo nella loro risoluzione, c’è chi ha la ‘Sindrome di Dio’, quindi agisce nella ricerca di quell’appagamento che prova nel dare la morte a qualcuno, e c’è chi è mosso da interessi economici. Per questo, se si vuole fare chiarezza su questo caso, si dovrebbe senz’altro indagare la pista delle pompe funebri, cosa che senz’altro gli inquirenti faranno”.

Se così fosse, però, parleremmo di un guadagno economico piuttosto modesto e affatto certo, dato che nessuno può garantire che la famiglia si rivolgerà davvero a quella specifica agenzia.

“Sì, è vero, questo è senz’altro un dato. Va detto, però, che spesso non è necessario che la ricompensa sia ingente: può bastare un piccolo innesco perché la pratica vada avanti comunque, seguendo altri impulsi di tipo narcisistico, anche perché spesso chi compie questi crimini tende a essere un soggetto che si sente più furbo degli altri ed è convinto che resterà impunito. Per questo chi compie questo genere di crimine non confessa mai, anzi: a volte nega anche di fronte all’evidenza”.

Nelle scorse ore sono state tante le manifestazioni di solidarietà nei confronti di Luca Spada, mentre i colleghi hanno avanzato qualche sospetto sul suo conto, parlando di “atteggiamenti strani”. In questo tipo di indagine quanto dovrebbe pesare l’opinione di chi è vicino al sospettato?

“Cambiare idea sul conto di qualcosa o qualcuno è una delle cose più difficili da fare perché costa un dispendio di energia cognitiva, per questo senz’altro le parole dei colleghi non vanno sottovalutate, ma, al contrario, andranno prese seriamente in considerazione”.

La speranza diffusa, naturalmente, è che le accuse cadano e si accerti che si è trattato solo di tragiche casualità. Questo auspicio ha un fondamento?

“Certo, è possibile. Il fatto che esista una ricca letteratura scientifica su questo tema spiega semplicemente perché sia necessario prendere sul serio il caso e portare avanti le indagini. C’è un avviso di garanzia: significa solo che c’è una pista, non certo che l’indagato sia colpevole. Sarà seguita e si cercherà di arrivare alla verità”.

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