menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

“Sembra un bullone, ma dentro c’è un mondo”. I piccoli sensori che fanno grande l’industria

8 11
04.02.2026

Quando racconta l’origine di Gefran, Maria Chiara Franceschetti parte sempre da lì: dalla cantina di casa a Provaglio d’Iseo, dove il padre e lo zio iniziano a costruire regolatori per macchine industriali alla fine degli anni Sessanta. "Io ricordo nella cantina di casa, nel garage di casa, il papà che lavorava con il primo operaio, il primo apprendista e la signorina che scriveva le lettere”, dice la presidente di Gefran a Money Vibez Stories. Franceschetti è oggi alla guida di un gruppo da oltre 130 milioni di euro di fatturato consolidato e 750 dipendenti, quotato in Borsa dal 1998.

In poco più di mezzo secolo, l’attività artigiana diventa un’azienda strutturata, con una “forte imprinting imprenditoriale familiare” e un management di primo livello, in cui lei e la sorella rappresentano “una bella coppia di imprenditrici di seconda generazione”. La leva decisiva, spiega, è stata ‘l’integrazione verticale’ “All’inizio compravamo componenti, poi l’intuizione di costruire i primi regolatori e, negli anni Ottanta, di progettare insieme all’Università di Brescia i primi sensori”.

Franceschetti definisce il core business aziendale con un’ironia disarmante: “Il nostro è un prodotto che spesso definisco non sexy”. Sono sensori per applicazioni industriali: piccoli dispositivi con meccanica ed elettronica che rilevano grandezze fisiche – temperatura, pressione, spostamento, forza – le misurano e le trasformano in segnali per altri sistemi.

L’elemento distintivo, però, non è il componente isolato, ma la capacità di entrare dentro i processi del cliente. "Si va nelle aziende, si conosce il processo, la macchina che viene costruita o utilizzata, e si approfondiscono quali sono gli elementi determinanti che devono essere ottimizzati per far funzionare la macchina”, racconta. In un estrusore che produce tubi corrugati, ad esempio, la sfida è che “il tubo esca sempre regolare”: qui entra in gioco il controllo fine della temperatura di fusione della plastica, della velocità, dei parametri che impattano sulla qualità e sull’energia consumata.

Questa visione di sistema è diventata il vero vantaggio competitivo: "Non è soltanto un dispositivo singolo quello che dobbiamo scegliere da proporre al cliente… noi siamo in grado di aiutare la macchina a funzionare meglio: in termini di velocità, qualità del prodotto finale e energia consumata”.

Per capire quanto sia cambiato il mestiere, Franceschetti porta in studio uno dei primi regolatori analogici degli anni Settanta, che misurava la pressione. “Arrivava un segnale elettrico da un sensore, e questo dispositivo leggeva la misura della pressione e permetteva di impostare tramite una manopola la pressione ideale del processo”, spiega, indicando il logo storico di Gefran sul frontale.

Già allora c’era un primo algoritmo........

© Quotidiano