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Ma perché a Napoli girano migliaia di targhe polacche? Ecco l’’inganno’ sui veicoli immatricolati all’estero /

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11.04.2026

Agenti della polizia locale fanno dei rilievi nel luogo in via Fratelli Bronzetti, dove un anziano è stato investito da un furgone pirata mentre stava attraversando sulle strisce pedonali, Milano, 5 novembre 2025. ANSA / ANDREA FASANI (generica, simbolica, vigili, municipale, multa, multe, donna)

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Roma, 11 aprile 2026 – Ma perché a Napoli girano almeno 30mila targhe polacche?

“Semplice. Sono veicoli intestati magari a società prestanome di comodo. In Italia si danno per assicurati automaticamente, la norma non prevede controlli. Il problema si scopre quando c’è un incidente. Allora entra in campo il Fondo vittime della strada, perché diventa chiaro che non c’è copertura dei danni. Le assicurazioni italiane aumentano anche per questo”, per alimentare quella cassaforte.

Giambattista Cavalli è il responsabile laboratorio analisi documentale della polizia locale di Verona, lavora nella squadra del comandante Luigi Altamura. Scopre le frodi assicurative facendo il suo lavoro sulla strada e in ufficio, anche analizzando le carte.

“Mi occupo di raccogliere le querele dei cittadini truffati o, nel caso di incidenti stradali, di iniziativa, di verificare se le polizze siano corrette”.

Un cittadino quando scopre di essere stato truffato, ad esempio da una finta compagnia?

“Quando c’è un controllo di polizia o su strada, ad esempio a un veicolo in sosta, o dopo un incidente stradale. Basta inserire il nominativo e la targa nel database ministeriale per verificare la situazione dell’assicurato. Capita di scoprire che l’ultima polizza attiva risale magari a due anni prima. Il problema è che il cittadino ultimamente si affida molto a Internet e va a cercare il risparmio più elevato. Ma molte volte si scopre che non ci sono i riscontri assicurativi”.

Quali sono le accortezze da usare prima di stipulare un contratto online?

“Bisognerebbe affidarsi un po’ di meno ai motori di ricerca che molte volte ci riportano a siti completamente clonati. Prima di tutto bisogna verificare che chi ci offre l’assicurazione sia iscritto al Rui, il Registro unico delle imprese assicurative. Altrimenti c’è qualcosa che non va in partenza. Anche i broker che hanno più assicurazioni devono essere iscritti al Rui. Non solo: se risparmiamo troppo, ci dobbiamo insospettire”.

Come reagisce l’automobilista quando gli comunicate che non è assicurato davvero?

“La prima reazione è di stupore, di solito obietta che chi sta controllando sbaglia perché lui ha pagato, ha fatto il bonifico. Di solito quella persona si arrabbia contro l’operante. Poi, piano piano, si rende conto. Ha pagato magari con con una carta ricaricabile. Ha parlato con il presunto assicuratore solo al cellulare, non esiste una linea fissa. Mettendo insieme le varie caselle alla fine quella persona capisce che probabilmente è stato truffato”.

A questo link di Ivass si può verificare l’attendibilità di un sito

E come si esce da questa situazione?

“Con una denuncia, ma difficilmente si riesce a recuperare i soldi. Capita solo quando il controllo è immediato, subito dopo il pagamento, e così l’autorità giudiziaria blocca le somme”.

Qual è la difesa più efficace contro Come possiamo difenderci da questi truffatori?

“La prima cosa da fare, che possiamo fare tutti, è un semplice controllo. Una volta stipulato un contratto assicurativo, bisogna entrare nel sito del Mit (Ministero dei trasporti), accedere al portale dell’automobilista dove c’è un link dedicato alla verifica della copertura assicurativa. Basta inserire la targa e lì si capisce se il veicolo è regolarmente coperto. Quello è probatorio perché raccoglie i dati direttamente dalle compagnie assicuratrici. Se non risulta lì, qualcosa non va”.

Nella sua esperienza, i truffati sono giovani o anziani?

“Non c’è un identikit preciso, anche se nella maggior parte dei casi ho avuto a che fare con persone sotto i quarant’anni. Perché sono più abituate a usare la rete”.

Questo rompe il luogo comune dell’anziano, spesso consdierato vittima privilegiata.

“Sì perché l’anziano è più portato ad andare in ufficio dall’assicuratore, può parlare, chiedere spiegazioni, trattare anche sul prezzo. I più giovani, invece, sono abituati a usare il telefonino, si sentono sicuri su Internet, non prestano sempre attenzione”.

Chi tiene le fila delle truffe?

“Qui abbiamo un fenomeno trasversale, sicuramente i soldi che girano sono molti quindi un’organizzazione alla base c’è sempre. Anche perché devono procurare documenti falsi, utenze, devono trovare il modo di aprire i conti correnti contraffatti per poi svuotarli quando serve. I singoli difficilmente riescono a gestire tutto questo, anche perché i clienti chiamano al telefono, dall’altra parte qualcuno deve rispondere”.

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