Imballaggi e rifiuti, cosa cambia con il regolamento europeo. Da quando si dovranno differenziare le capsule del caffè /
Bottiglie in vetro, batterie dei veicoli, bottiglie in plastica ma anche mozziconi di sigaretta: sono tra i rifiuti che hanno i tempi più lunghi di degradazione
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Roma, 21 marzo 2026 – L’Europa entra (anche) nei nostri cassonetti dei rifiuti e ci chiede nuove abitudini. Dal 12 agosto cittadini ma soprattutto imprese dovranno fare i conti con le prime applicazioni del regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) sugli imballaggi, anche e-commerce. Tra gli obiettivi: ridurre volumi; evitare sprechi, spazi vuoti e sostanze ritenute preoccupanti come i PFAS. Tra le conseguenze pratiche: le capsule del caffè saranno classificate come imballaggi, destinate quindi alla raccolta differenziata, non più all’indifferenziata, com’è oggi.
Milano, grazie a un progetto pilota, ha anticipato i tempi, dal 9 marzo le capsule di alluminio possono essere conferite direttamente nel sacco giallo destinato a plastica e metalli. Cambiamento reso possibile dalla presenza di un impianto ad hoc e progetto realizzato grazie alla collaborazione tra Comune, Amsa, A2A Ambiente, Consorzio nazionale imballaggi e Nespresso.
Oggi le capsule mettono alla prova i cittadini più volenterosi, che si arrovellano: se ad esempio l’involucro è di plastica ma dentro ci sono residui di caffè, qual è il modo più corretto per smaltirle? A meno di non pensare a una laboriosa separazione, la soluzione è appunto l’indifferenziata.
Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi
Elisabetta Perrotta, direttrice di Assoambiente – Associazione imprese servizi ambientali ed economia circolare, rappresenta un migliaio di aziende, dalla raccolta alla discarica – rimarca che “i nuovi imballaggi, come da regolamento Ue, dovranno entrare a far parte della raccolta differenziata. I cittadini continueranno a seguire le disposizioni del Comune, naturalmente non potranno fare scelte diverse, di loro iniziativa, finché non ci sarà un recepimento completo di questi nuovi standard operativi. Ma le conseguenze si faranno sentire soprattutto sulle aziende”. Le capsule del caffè, ad esempio, “non sono prodotte in un unico materiale. Possono essere biodegradabili, in alluminio o in plastica. Quindi è naturale che chi le produce dovrà fare attenzione al materiale usato, perché sulla base di quello cambierà la gestione del rifiuto”.
La raccolta differenziata in Italia
In Italia (ultimi dati Ispra riferiti al 2024), produciamo quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. La raccolta differenziata si attesta sul 67,7% (media nazionale). “L’Europa non fissa percentuali – osserva Perrotta -. Stiamo parlando del mezzo con cui raggiungere in maniera più efficace l’obiettivo vero che è quello del riciclo. La Direttiva sui rifiuti spinge sulla raccolta differenziata perché in questo modo si rende efficiente il flusso verso l’economia circolare. Al 2035 abbiamo la necessità di raggiungere almeno il 65% di riciclo dei rifiuti urbani. Vuol dire che la raccolta non è ancora sufficiente anche se è già a un buon livello”.
La raccolta differenziata e il problema dei rifiuti ‘sporchi’
Ma il tema vero, che sta emergendo in maniera importante da più voci, sottolinea il direttrice di Assoambiente, “è la pulizia e la qualità” di quel che viene differenziato. Cosa succede, ad esempio, se rompo un piatto di porcellana e lo butto nel cassonetto del vetro? “Ahi – reagisce Perrotta -. Quel gesto rovina tutto, si dovranno investire personale e soldi extra per ‘pulire’ il carico. Perché le aziende del riciclo hanno bisogno di un materiale pulito, altrimenti non lo accettano”. In sintesi: “Il cittadino deve consultare la lista del suo Comune e rispettare le indicazioni”. Non sempre è così semplice.
Le etichette e la società dei single
Per migliorare i risultati, è chiaro che i contribuenti vanno aiutati, “quello che abbiamo chiesto da molti anni e che l’Europa sta facendo è un miglioramento delle etichette, va indicato in modo chiaro il tipo di flusso in cui inserire il materiale, con il famoso triangolino che specifica dove conferirlo. Su molti prodotti c’è già”. E si sta lavorando per ottimizzare gli imballaggi, “anche perché così si riducono i costi”. Ma “qui faccio un’osservazione da cittadino, uscendo dal mio ruolo in Assoambiente. La nostra società sta andando sempre più verso un mondo da single e questo sicuramente non aiuta”.
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