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Il ritorno della sifilide e l’impatto sui ragazzi. La prof Suligoi: “Più informazione” /

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I giovanissimi anche in Italia sono tra i soggetti più a rischio per le Ist (Infezioni sessualmente trasmesse). Ogni giorno nel mondo s'infettano un milione di persone (Oms)

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Roma, 28 marzo 2026 – Infezioni sessualmente trasmesse: quali sono i rischi in più per i minori che hanno rapporti e non usano protezioni?

La professoressa Barbara Suligoi, del Comitato tecnico-sanitario per la lotta all’Aids al ministero della Salute, divide la domanda per due.

“Intanto c’è un rischio fisiologico perché le mucose nell’adolescente sono più sottili, più fragili, meno resistenti all’attacco di patogeni che arrivano dall’esterno. Ma c’è anche un aspetto legato al comportamento”.

Si riferisce ad esempio al fenomeno del chemsex, l’uso di droghe per potenziare l’esperienza sessuale?

“Sì, i ragazzi sono portati, magari anche per occasioni sociali, a consumare un eccesso di alcolici e superalcolici; ad assumere pasticche, sostanze che alterano il livello di allerta mentale. Sono convinti così di essere più liberi, sotto tutti gli aspetti. Invece affrontano i rapporti sessuali senza la consapevolezza giusta di dire, mi fermo e indosso il preservativo. Puntare molto su questa parte informativa corretta è importante”.

Cosa sanno i giovanissimi su questo argomento?

“Abbiamo intervistato tanti adolescenti e la maggior parte di loro conosceva l’Hiv e a malapena qualcos’altro, come infezioni che si trasmettono attraverso il sesso. I ragazzi sono poco consapevoli che un rapporto non protetto da preservativo può riservare tante sorprese. Anche perché non si considera che le Ist spesso manifestano pochi sintomi”.

Come si fa a capire allora?

“In realtà le infezioni sono tante, quindi i sintomi sono molto variabili. Possono dare ulcerazioni, a volte invisibili ad occhio nudo. Possono provocare vescicole oppure soltanto un aumento di secrezione o piccole verruche. Ma a volte, specie per la donna, è difficile riuscire a rilevarle. Ad esempio: un aumento di secrezione, nella donna, può essere scambiato con il periodo ovulatorio o con un po’ di irritazione, quindi i segnali si possono confondere con disturbi transitori. Così magari ci si trascura, il sintomo piano piano si riduce ma l’infezione non si è risolta e rischia di cronicizzare”.

Qual è il comportamento corretto da tenere?

“I ragazzi devono essere coscienti che queste infezioni esistono e anche piccole anomalie osservate vanno subito comprese meglio con una visita dallo specialista. Punto dolente, soprattutto per i maschi, a tutte le età”.

Intanto in Italia aumentano in modo allarmante gonorrea, sifilide e clamidia.

“Sono infezioni batteriche, paradossalmente facilmente trattabili. Più complesse quelle virali, come herpes genitali e condilomi. Per tutte, le complicanze possono essere molto gravi, gonorrea e clamidia possono dare infertilità, sia nell’uomo che nella donna. Condilomi ma anche epatiti possono portare a carcinomi, dalla gola agli organi genitali al fegato. Se poi insorgono durante la gravidanza, si può arrivare alla morte del feto”.

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Come si fa prevenzione?

“La cosa importante, soprattutto con i giovani, è quella di non terrorizzarli. Devono sapere che le infezioni ci sono, devono essere preparati a riconoscere eventuali sintomi e ricorrere subito a una visita per capire cosa fare. Il medico consiglierà gli eventuali accertamenti, a seconda di quello che viene documentato. Quanto prima s’inizia la terapia e tanto più si guarisce facilmente. E non c’è il pericolo di trasmettere l’infezione al partner. Perché poi il circolo è questo”.

I giovanissimi sono i più a rischio per le infezioni sessuali?

“Diciamo così: le Ist, in Italia ma anche nel resto d’Europa, interessano numericamente e prevalentemente la fascia d’età fra i 25 e i 39 anni”.

E quella dei minorenni?

“Anche. Tra i 15-25enni ci sono i ragazzi che si affacciano all’età dei primi rapporti sessuali. Quindi trovare qui un’incidenza elevata di queste infezioni è un allarme. Perché ci dice che da una parte i giovani non sanno abbastanza, magari prendono le notizie da Internet, con informazioni non aggiornate e non appropriate. E dall’altra non sono attenti a non trasmettere un’eventuale infezione ai loro partner. La vergogna e il pudore per l’uso del preservativo giocano ancora un ruolo molto importante”.

Un calo drastico nell’uso del preservativo tra gli adolescenti è stato denunciato anche in un report dell’Oms Europa nel 2024. Sono stati intervistati 242mila quindicenni in decine di paesi, hanno rapporti sessuali ma solo sei su dieci prendono precauzioni. Come si spiega questa inversione? “Le motivazioni sono tante. C’è sicuramente la vergogna. E poi la convinzione che soprattutto per i maschi il profilattico riduce il piacere sessuale, la sensibilità. Non solo: proporlo sembra una mancanza di fiducia verso il partner. Quasi a dire: ti considero una o uno che va con tutte”.

Eppure alle Olimpiadi invernali sono andati a ruba in tre giorni 10mila pezzi.

“Sicuramente conta anche il costo, i ragazzi preferiscono comprare un pacchetto di sigarette. E vale il non averlo dietro. Non ce l’ho, chi se ne importa, facciamo senza. Per questo raccomandiamo alle ragazze di portarlo sempre nella borsetta. Il senso è: prendiamo una posizione anche noi donne”. Gli studi citano anche quello femminile. Rappresenza un’alternativa? “Uno strumento interessante ma non si trova nelle farmacie. Lo citiamo sempre, effettivamente è molto utile, anche per evitare il patteggiamento con il partner maschile. Alla fine ce l’ho io e decido io. Ma non è molto diffuso”.

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