“Ma voi prendereste un volo da 1.000 euro con i bambini fra i missili?”. Gli ‘stranded tourists’ delle Maldive non sorridono più: “Privilegiati, ma stanchi”
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Malé – All’aeroporto internazionale Velana di Malé, Maldive, c’è un accampamento: sono gli stranded tourists. Un po’ sdraiati, un po’ in fila davanti ai check in fra valigie e ciabatte. “Abbiamo passato qui ieri notte. E quella prima. I voli sono stati annullati nel pieno della notte”. La traduzione di stranded riassume bene: lasciato senza intenzione di rimuovere, abbandonato. Al di fuori dei resort la vita su Malé non è altrettanto stimolante. Ci sono molti grattacieli, altrettanti in costruzione. Una litoranea piuttosto trafficata e strade più piccole ingolfate di motorini. Negozi e botteghine vendono frutta, cineserie, tubi e materiali edili ma soprattutto scarpe e ciabatte.
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Qui tutti gli uomini portano le infradito. Alcune donne sono completamente velate, guanti compresi. Quasi tutte hanno spalle e testa coperta. La città si apre e chiude a singhiozzo: ramadan Mubarak. Digiuno e preghiera durante il giorno. Sebbene il paese sia molto amichevole verso i turisti non è possibile andare in spiaggia con il bikini, mangiare all’aperto, bere una birra.
Incontro Alessia di Roma nel suo albergo. Ha un bambino di 4 mesi con un’intolleranza alimentare. Lui è tranquillo e paffuto come tutti i bambini di quell’età dovrebbero essere. Ma le scorte sono finite e Alessia gli sta allungando il latte speciale con acqua. Sono in attesa che gli arrivi un pacco spedito da una sua amica. “Ma ti sei rivolta all’ambasciata di Malé? E a quella di Colombo?”.
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Alessia con il bambino in braccio e una più grande per la mano, senza sorridere, mi elenca tutte le telefonate e le mail che ha fatto, le persone che ha scomodato. Continua formulando speciali auguri a uffici e ministeri. Così conclude: “Ci hanno proposto 1000 euro a testa per rientrare. Prezzo pieno anche per il bambino. Finiremo per pagare. Siamo stanchi”. Si avvicinano altri italiani e una famiglia con tre bambini. Loro hanno trovato la Nutella e si trasferiranno in un albergo con piscina. Sono molto eccitati e si rincorrono per la hall.
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Ho ancora il diritto di tornare a casa. Sana e salva
La loro mamma ha una borsa di una marca costosa e, anche lei, non sorride. È un insegnante, il marito è un educatore dei servizi sociali. “Mi sento una privilegiata perché ho visto e spero, ancora, di incontrare persone e vedere luoghi che i miei genitori non sono stati in grado di fare. Ma ho ancora il diritto di tornare a casa. Sana e salva. A me hanno proposto di tornare via Doha o Abu Dhabi, Qatar o Emirati. Ma lì cadono ancora i frammenti dei missili. Io sono qui con mio marito e i nostri tre bambini. Voi lo fareste?”.
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