Il bimbo dal ‘cuore bruciato’ peggiora rapidamente: “È in coma irreversibile, sedato, non soffre”. I medici: “Non stacchiamo la spina”
Napoli – “Nelle ultime 12 ore le condizioni cliniche del paziente hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”. L’ultimo bollettino è stato diffuso dopo l’incontro tra i genitori del piccolo Domenico, Antonio e Patrizia, e i medici dell'ospedale Monaldi. La famiglia del piccolo col “cuore bruciato”, trapiantato il 23 dicembre scorso con un organo “congelato” durante il trasporto da Bolzano a Napoli, è rientrata al Monaldi con il medico legale Luca Scognamiglio e l'avvocato Francesco Petruzzi. Il bimbo, ricoverato ormai da 58 giorni, è in coma irreversibile nell'ambito del percorso di "Pianificazione Condivisa delle Cure”. L’incontro, alla presenza degli specialisti cardiochirurghi pediatrici arrivati da tutta Italia per concordare i prossimi passi terapeutici, segue la decisione dell'Heart team di non procedere con un nuovo trapianto. L’organo disponibile e compatibile è stato dato a un bimbo di due anni all'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.
L’ospedale Monaldi ha messo in atto “una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico". Non si può parlare di terapia del dolore né di cure palliative, essendo il piccolo paziente in coma. “In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato – si legge nel bollettino – al paziente saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell'ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici".
I medici hanno spiegato nel dettaglio ai genitori di Domenico la nuova terapia che prevede l'alleviamento delle sofferenze fermando l'accanimento terapeutico dopo la prognosi infausta legata all'impossibilità di un nuovo trapianto. Al bambino non sarà staccato l'Ecmo, il macchinario per la respirazione e la circolazione extracorporee che lo ha fatto sopravvivere negli ultimi due mesi, scelta che avrebbe un effetto immediatamente letale. Si elimineranno invece altre terapie non più necessarie, come ad esempio la microfiltrazione del sangue. La nuova terapia verrà ora programmata secondo gli accordi e applicata al bambino.
"Il bambino non soffre. È sedato, è come fare un'anestesia generale. È garantito che il bambino non sente dolore. Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie e di tutelare il paziente, che è in gravissime condizioni", spiega Antonio Corcione, direttore del dipartimento Area critica dell'ospedale Monaldi: “Non c'è accanimento, stiamo facendo l'indispensabile per tutelare il piccolo. L'Ecmo continua, è fondamentale, ma dopo tanti giorni ci porta anche tanti problemi, ma alternative non c'erano". La situazione è “molto critica", continua Corcione, ma "non ci accaniamo e non stacchiamo la spina". E ancora: “Noi stiamo applicando una legge dello Stato, del 2017, che tutela il paziente. Con i genitori abbiamo condiviso la terapia da fare. Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non facciamo le cure palliative che si fanno a casa, non facciamo la terapia del dolore. Il bambino è sedato, collegato a un apparecchio e ha una grande insufficienza multiorgano".
