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Iran, media: “Usa pronti ad attaccare già sabato, ma Trump non ha ancora deciso”

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19.02.2026

Roma, 19 febbraio 2026 – Sul Medio Oriente soffiano venti di guerra sempre più forti. Le forze Usa sono pronte ad attaccare l'Iran già da sabato: lo hanno comunicato i massimi funzionari dell'esercito americano a Donald Trump, secondo quanto riportano CNN e CBS News citando fonti vicine alle discussioni. I tempi però potrebbero prolungarsi oltre il fine settimana perché il presidente americano non ha ancora preso una decisione definitiva. Le conversazioni sono state descritte come fluide e in corso, mentre la Casa Bianca sta valutando i rischi di un'escalation e le conseguenze politiche e militari della eventuale azione contro il regime degli Ayatollah proprio alla vigilia dalla prima riunione del Board of Peace per Gaza. 

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un briefing alla Casa Bianca, ha dichiarato che ci sono "molte ragioni e argomentazioni che si potrebbero addurre a favore di un attacco", ma che "la diplomazia è sempre la prima opzione" del presidente e che "l'Iran farebbe molto bene a raggiungere un accordo con il presidente Trump".

Potenza aerea Usa come durante la guerra in Iraq

Sicuramente il rafforzamento della potenza aerea statunitense in Medio Oriente è il più grande dall'invasione del 2003 che diede inizio alla guerra in Iraq, riporta il Wall Street Journal. Quell'invasione, che diede inizio a una guerra durata più di otto anni, iniziò con quella che fu definita una campagna di bombardamenti "shock and awe" (colpisci e terrorizza).

Gli Stati Uniti hanno inviato nella regione decine di aerei, tra cui caccia F-16, F-22 e F-35. Questa potenza – sostiene sempre il Wsj – consentirebbe una campagna molto più lunga dell'attacco statunitense contro gli impianti nucleari iraniani durante la guerra Israele-Iran dello scorso giugno, che fu effettuato con bombardieri B-2.

Secondo quanto affermato da diversi funzionari, nei prossimi tre giorni il Pentagono sposterà temporaneamente parte del personale fuori dalla regione del Medio Oriente, principalmente in Europa o di nuovo negli Stati Uniti, in vista di possibili azioni o contrattacchi da parte dell'Iran qualora Washington dovesse procedere con la loro operazione.

Il fronte diplomatico

Tuttavia dal fronte negoziati sembrerebbero arrivare buone notizie. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di "positivi progressi". Sulla stessa linea anche il suo omologo dell'Oman, Badr Albusaidi. "I negoziati indiretti di oggi tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America a Ginevra si sono conclusi con buoni progressi nell'individuazione di obiettivi comuni e di questioni tecniche rilevanti. Lo spirito dei nostri incontri è stato costruttivo – ha riferito Albusaidi su X –. Insieme abbiamo compiuto seri sforzi per definire una serie di principi guida per un accordo finale. Il contributo del Direttore Generale dell'Aiea, Rafael Grossi, è stato molto apprezzato. Molto lavoro resta ancora da fare e le parti hanno chiarito i prossimi passi prima del prossimo incontro".


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