Europa, suona l’allarme per la sicurezza. Nel Grande Gioco siamo noi i più esposti
Militari Usa rimuovono le munizioni da un bombardiere B-1 Lancer dell'aeronautica statunitense nella base RAF di Fairford, Inghilterra (Afp)
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Il missile iraniano lanciato verso Diego Garcia, come dimostrazione di raggio, di volontà e di messaggio, non riguarda solo l’Oceano Indiano o gli Usa: riguarda l’Europa, perché fa intendere plasticamente che lo spazio della minaccia si è allargato fino a lambire il nostro orizzonte di sicurezza. E, dunque, da ieri, per il Vecchio Continente, il Golfo non è più solo Hormuz paralizzato, che fa salire alle stelle i prezzi dell’energia: è anche il quadrante da cui può partire un attacco credibile.
Il punto è che i diversi attori della crisi hanno almeno una loro grammatica strategica. Washington persegue una superiorità coercitiva senza voler pagare fino in fondo il prezzo politico di una guerra lunga. Israele cerca di trasformare il vantaggio militare in ridefinizione durevole degli equilibri regionali. L’Iran scommette sull’asimmetria, sulla deterrenza per saturazione, sulla capacità di far salire i costi economici e psicologici del conflitto. Le monarchie del Golfo, indispensabili per il petrolio, sono esposte al rischio di rappresaglia.
Solo l’Europa sembra non avere una sintassi del potere. Invoca de-escalation, libertà di navigazione, protezione delle infrastrutture energetiche, ma ammette di non avere né "appetito politico" né vera disponibilità a tradurre queste formule in una postura comune nello Stretto di Hormuz. Così resta esposta due volte: economicamente, perché paga il prezzo dell’energia, della logistica e dell’inflazione, militarmente, perché la guerra mostra che la distanza non protegge più come un tempo.
È qui che tornano utili due libri. Nel Grande Gioco, Peter Hopkirk racconta che i punti di passaggio non sono mai solo geografia: sono potere, ricatto, influenza. Nelle Ombre del domani, invece, Johan Huizinga avverte che l’Europa può ritrovarsi con bandiere ancora alzate ma con lo spirito "nel torpore e nello smarrimento". È esattamente il rischio di oggi: un continente economicamente esposto, militarmente vulnerabile e politicamente incompiuto. Senza una linea unitaria l’Europa non farà la storia della crisi: la pagherà.
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