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Elisabetta Sgarbi e l’Eco di un’eredità: “Con lui lo studio era divertimento”

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17.02.2026

Bologna – A dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Milano il 19 febbraio 2016, Umberto Eco è il protagonista di una maratona dedicata a lui e al suo lavoro, alla quale hanno aderito importanti personalità della cultura. Come Elisabetta Sgarbi che lo volle al suo fianco quando, uscita da Bompiani, fondò la casa editrice La nave di Teseo. La maratona Eco Eco Eco – A World-Wide Talk for Umberto sarà dalle 12 di domani alle 12 di giovedì in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni.

Signora Sgarbi, Umberto Eco è stato il “faro“ della Nave di Teseo. Su quali presupposti editoriali decideste di avviare la casa editrice?

«Lo è stato anche di fatto, perché, nostro malgrado, il primo libro della Nave di Teseo è stato il suo Pape Satan Aleppe, nella collana dei Fari, all’indomani della sua morte. E per noi continua a essere un punto di riferimento. Abbiamo portato alla Nave tutto il suo catalogo, o quasi, in questi dieci anni, come gli avevamo promesso e come lui voleva. 54 titoli, oltre ai libri su di lui, oltre allo straordinario Nome della rosa di Milo Manara. Un corpus di oltre 60 opere pubblicate in dieci anni, per testimoniare la sua vitalità editoriale e dirgli anche “grazie“».

Quale è stato l’insegnamento più importante che le ha trasmesso?

«Che la serietà dello studio, la fatica del lavoro quotidiano non è dissociato dalla passione, persino dal divertimento. Che la lettura non è un lusso, ma la risposta al desiderio di ciascuno di noi di avere più vita, più strade oltre a quelle che la realtà ci offre».

Tra la vastissima produzione di Eco c’è un libro che lei ritiene particolarmente significativo e che andrebbe riletto?

«Sono molto affezionata a Sulle spalle dei giganti, libro postumo, che raccoglie tutti i suoi interventi alla Milanesiana, il festival che dirigo da ventisette anni, lezioni vere e proprie su vasti temi, che lui proponeva al pubblico, illustrandole. Lezioni che ha fatto un po’ anche per me, in qualità di direttore artistico di un festival che lui amava. Il bello, il brutto, l’assoluto, la paura... un libro bello, che abbiamo venduto in tutto il mondo. E poi Riflessioni sul dolore, un libro di grande profondità nella sua concisione, che nasce per uno scopo benefico, per Isabella Seragnoli».

Ricorda il vostro primo incontro?

«Quando Mario Andreose mi chiamò all’ufficio stampa Bompiani, tra i primi libri di cui mi occupai, c’era Sugli specchi. Eco era già l’autore venduto in tutto il mondo del Nome della rosa, oltre che il grande saggista e filosofo ovunque apprezzato. Eco volle incontrarmi, sapendo che ero appena arrivata, e mi fece una vera e propria lezione. Mi insegnò cosa fa un ufficio stampa. Dico sempre che forse ai non addetti ai lavori sembrerà poco, ma gli editori sanno quanto è importante. Eco, Calasso erano straordinari uffici stampa di se stessi, perché erano grandi editori».

Ascoltava i più giovani, leggeva e si informava sulle novità in libreria

Lei ha coinvolto Eco anche nel progetto cinematografico Se hai una montagna di neve tienila all’ombra. Come nacque quel lavoro?

«Nacque da una commissione di Franco Scaglia, allora presidente di RaiCinema. Mi chiese un Comizi d’amore sulla cultura. E io chiesi a Eco se voleva partecipare con una lunga intervista che avrebbe fatto da filo rosso nel film. Lo intervistò Edoardo Nesi. La stessa cosa feci, tempo dopo, con un lavoro analogo sull’avanguardia. In quel caso lo intervistò Eugenio Lio. Perché Eco, ricordiamolo, è stato un grande sperimentatore, tra i fondatori del Gruppo 64, l’ultima avanguardia letteraria in Italia».

Eco è stato uno dei protagonisti della sua Milanesiana. Di cosa si sono occupati i suoi interventi?

«Eco ha per molti anni suggerito il tema della Milanesiana. Ed era un tema su cui avrebbe avuto piacere a tenere una lezione. Eco era di una serietà assoluta. Si preparava, dialogava con Anna Maria Lorusso per la scelta delle immagini da proiettare. Erano eventi che adunavano oltre mille persone che per un’ora lo ascoltavano parlare, divertite e incantate. E poi uscivano arricchite».

Lei ha detto che Eco le ha insegnato a trasformare la fatica dello studio in divertimento infinito.

«Eco lavorava e studiava moltissimo. Ha lavorato fino alla fine. Aveva una curiosità senza limiti. Ascoltava i più giovani, leggeva e si informava sulle novità in libreria. C’è una parola che indica tutto questo, “meraviglia“. Essere aperti alla meraviglia, qualcosa che non è detto che la si trovi quando la si cerca, ma che non si può trovare senza cercarla».


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