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Il ministro Foti e l’intesa italo-tedesca: “Eurobond limitati per il sì di Berlino”

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14.02.2026

Roma, 14 febbraio 2026 – Tommaso Foti, ministro degli Affari europei, tutti sono rimasti un po’ sbigottiti dalle affermazioni del procuratore Gratteri sul referendum. Lei come si spiega questa alzata di toni?

"Bisognerebbe chiederlo a chi disperatamente solleva polveroni di cui non c’è bisogno. Peraltro raccontando le solite fake news, tipo che la magistratura finirà sotto il controllo del governo, o che la separazione delle carriere è un pericolo per la democrazia. Tutte cose che non esistono. La separazione delle carriere la invocava il Ppi di Martinazzoli o il Pd di Martina, ed esiste nei maggiori paesi europei come Germania, Spagna, Portogallo".

È accettabile che i magistrati in servizio assumano questo protagonismo in campagna elettorale?

"Se ognuno intervenisse con garbo e stile, sostenendo in perfetta buona fede la propria tesi, senza inventare false notizie, potrebbe anche contribuire a portare maggiore attenzione verso la propria parte. Perché lei capisce che quando si criminalizzano milioni di italiani che voteranno Si, francamente io applaudo a quei giudici coraggiosi che hanno detto ‘ci indaghi tutti".

A un anno dalle elezioni generali era un po’ nelle cose che ci fosse qualcuno che la buttava in politica…

"Le elezioni sono una cosa, il referendum costituzionale un’altra. Confondere i due piani significa violentare la Costituzione".

In molti sottolineano un pericolo astensione, e soprattutto che la scarsa affluenza danneggerebbe più il Si che il No.

"In passato ho visto referendum in cui si pensava che la partecipazione potesse essere bassissima, e poi fu tutt’altro… Attualmente la tendenza forse è quella, ma mancano cinquanta giorni".

Passiamo ai temi europei che anche come ministro la riguardano più da vicino. La nuova intesa italo-tedesca è una delle novità dell’ultimo periodo. Ma è un motore italo-tedesco o un freno italo-tedesco?

"Guardi, questo documento che ha visto promotori l’Italia, la Germania e il Belgio non vuole rappresentare un’intesa ad escludendum nei confronti di chissà chi. Tant’è vero che il pre-vertice ha visto la partecipazione di altri 17 Stati a partire dalla Francia".

Si è parlato di competitività. Perché è così importante?

"È il tema che riguarda più da vicino il futuro dell’Europa. Come riuscire a competere in primo luogo con la Cina, e dall’altra parte controbilanciare gli Stati Uniti in ambito commerciale anche in ragione della svalutazione del dollaro. La competitività è recuperare quel ritardo europeo in ambito finanziario e tecnologico che è via via aumentato nel corso di questi anni".

Quando si parla di Europa uno dei punti nodali è l’unanimità delle decisioni. Che cosa ne pensa?

"Non ritengo che l’unanimità, almeno per come è posta, sia uno dei temi centrali. Come dicono i trattati e come ha segnalato anche Mario Draghi vi sono già regole che possono tranquillamente bypassare l’unanimità per certi versi e per certi settori".

Meloni e Merz hanno detto che occorre dare più potere ai singoli stati. Non è un modo diverso di rallentare il processo europeo?

"Il Consiglio europeo, che ricordo è l’insieme dei governi eletti dai cittadini, dovrebbe necessariamente dettare la linea e non farsela dettare, come accade, troppo e spesso. Bisognerebbe che ognuno facesse ciò che istituzionalmente è deputato a fare".

Si è parlato molto di eurobond. L’Italia li vorrebbe e la Germania no.

"Bisogna fare il passo che la gamba consente all’Europa ma, soprattutto, che consentono le regole, anche costituzionali, come nel caso della Germania. Si potrebbero individuare modalità attraverso le quali, limitando gli eurobond a un certa finalità, anche la Germania potrebbe trovare un punto d’approccio".

Il cancelliere Merz proprio ieri ha preso atto della frattura forte tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

"Dobbiamo necessariamente inquadrare il tema anche alla luce di un cambiamento degli orientamenti geopolitici degli Stati Uniti, che poi non è una novità. La Nato è ancora strategica e l’Unione europea è il braccio europeo della Nato. Questo è il punto".

L’altro giorno la Lega ha votato per il decreto Ucraina a Roma in un modo e a Strasburgo in modo opposto. Per voi è un problema?

"Nel Parlamento europeo molte espressioni di giudizi non sono correlate a quelle che sono le posizioni nazionali, perché i gruppi parlamentari stessi al loro interno spesso e volentieri votano in modo differente. Non credo sia un problema"


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