Sanchez al summit progressista: “Le destre sanno che il tempo è finito”. Il futuro: “Una nuova era è alle porte”
Il premier Pedro Sanchez stringe la mano al presidente brasiliano Lula da Silva al 'Progressive Mobilisation' a Barcelona
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Barcellona, 19 maggio 2026 – “So che c'è una destra e un'internazionale ultranazionalista, ma vi chiedo di non farvi ingannare. Gridano perché non stanno vincendo. Ma non importa quanto urlino e quante bugie inventino. Gridano perché sanno che il loro tempo è finito”. È andato dritto al punto Pedro Sanchez, nello stile forte e diretto a cui ha abituato il mondo. Il suo discorso di chiusura è stato scandito a chiare lettere davanti a oltre 5mila partecipanti (secondo gli organizzatori) al Global Progressive Mobilisation a Barcellona.
"La gente si sta rendendo conto che le destre non hanno un programma e soluzioni”, solo “odio e bugie che generano guerra, inflazione, disuguaglianza e frattura sociale”, ha detto il premier spagnolo al termine di una due giorni politica voluta insieme al brasiliano Lula da Silva, che ha chiamato a raccolta nella capitale catalana il progressismo globale.
Sanchez: il ciclo della destra è finito. “Alle porte un'era di progresso”
Sanchez si è detto convinto che il ciclo dell'estrema destra e della destra siano “arrivati alla fine” e che siamo alle porte di “un'era di progresso”, rappresentata dall'unità espressa al conclave di Barcellona. Il leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo ha riunito le principali organizzazioni progressiste, a partire dall'Internazionale Socialista, presieduta da Sanchez dal 202, fino all'Alleanza Progressista e al Partito Socialista europeo.
Al summit ha partecipato esponenti politici e sindaci arrivati da tutto il mondo. Dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, ai tanti leader mondiali. E il collegamento video di Zohran Mamdani da New York è un chiaro segnale contro Trump.
Sanchez cita Gisele Pelicot: “La vergogna da oggi cambia lato"
“Che unità si respira qui, per questo siamo qui, per celebrare e consolidare la nostra unità nella diversità progressista", ha enfatizzato il premier spagnolo. Che ha anche fatto appello a recuperare “l'orgoglio£ progressista.
"Per anni hanno tentato di trasformare la nostra identità in un insulto. Hanno tentato di farci vergognare delle nostre idee, ma è finita. La vergogna da oggi cambia lato", ha detto Sanchez, riprendendo lo slogan nato dalla presa di posizione politica legata alla denuncia di Gisele Pelicot delle violenze di gruppo inflittale dal marito.
"La vergogna è per quelli che tacciono davanti all'ingiustizia, appoggiano la guerra e la violenza a Gaza, in Cisgiordania, Ucraina, Medio Oriente. Per noi è l'orgoglio di essere pacifisti, ecologisti, sindacalisti, femministi. L'orgoglio di essere socialisti, socialdemocratici, progressisti, perché è più necessario di sempre", ha concluso Sanchez.
Non basta resistere: responsabilità è la parola d’ordine
Nella "famiglia progressista” una chiamata a raccolta così ampia e partecipata “non si vedeva da tempo”. Oltre cento partiti, confronti fra leader e unità fra dirigenti di diverse tradizioni politiche per la 'remuntada' (la rimonta) del centro sinistra globale. Il messaggio comune che emerge è chiarissimo: “Se siamo qui è perché tutti condividiamo una preoccupazione, ma soprattutto una responsabilità”, ha detto Sanchez, senza mai nominare Donald Trump, che tuttavia con le rinnovate minacce alla Spagna "incapace", ha aleggiato come un ‘convitato di pietra’ sulla reunion.
“Non basta resistere, dobbiamo proporre, guidare, dimostrare che la democrazia non solo si difende, ma che si rafforza e si perfeziona ogni giorno. È il momento di passare a un'azione concertata”, ha evidenziato il premier spagnolo.
"È arrivato il momento: una donna a dirigere l'Onu”
“Un ordine internazionale basato sulle regole" è la bussola dell’internazionale progressista, ma gli organismi che regolano il mondo hanno bisogno di un nuovo passo: “È venuto il momento che sia una donna a dirigere l'Onu", ha osato Sanchez, sapendo che questa è la frase ad effetto che parla al popolo femminile della sinistra. Anche se gli uomini arrancano, anche da questa parte della barricata. E subito Elly Schlein ha afferrato la palla, rilanciando il diritto ad una leadership al femminile: “Quando una donna si mette in politica tutti dicono: non ti spetta. Non ascoltateli!”, ha detto la segretaria del Pd, parlando un po’ anche della sua storia.
Sulla necessità di un nuovo corso della storia e un’Alleanza Atlantica più forte, che non si faccia dettare l’agenda da Trump, è d’accordo anche il fronte latinoamericano, con Lula in primis, che ha acceso i riflettori su Cuba. “Bisogna fermare questo blocco, lasciare che i cubani vivano la loro vita", ha detto il presidente brasiliano, in totale sintonia con Sanchez. E ha insistito sul diritto all'autodeterminazione. "Non possiamo svegliarci ogni giorno la mattina e andare la sera a dormire con un tweet di un presidente che minaccia il mondo dichiarando guerre".
Il bilancio di queste due giornate è duplice e lo ha ribadito anche Sanchez. Da un lato, la consapevolezza – ben espressa dal premier spagnolo – che la democrazia va difesa con strumenti nuovi, attraverso una diversa governance globale e digitale, e combattendo disuguaglianze "incompatibili con le democrazie solide”.
Dall'altro – e questa è la posizione condivisa da Elly Schlein – emergere il bisogno di una leadership che punta a ridefinire un linguaggio capace di parlare alle persone e che dia priorità del progressismo.
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