Adolescenti neonazisti: le accuse per il ragazzino bolognese indagato
La propaganda neonazista veniva diffusa sul canale ‘Werewolf division’. Nel riquadro, uno dei manuali sequestrati dal Ros al diciassettenne arrestato
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Bologna, 31 marzo 2026 – Ha compiuto 17 anni due giorni fa. Ma già a dicembre del 2024 il ragazzino abruzzese arrestato ieri dal Ros nel Perugino era più che inserito negli ambienti suprematisti e neonazisti, tanto da far parte della formazione ‘Werwolf division’ - poi rinominata ‘Divisione Nuova Alba’ - che faceva capo al bolognese Daniele Trevisani, arrestato in un’operazione della Digos felsinea assieme ad altre 11 persone due anni fa. Il giovanissimo, che diceva di voler fare una strage, in stile massacro di Columbine, al liceo artistico Misticoni di Pescara, all’indomani di quegli arresti era preoccupatissimo di finire a sua volta sotto indagine, tanto da arrivare a ripulire la sua chat telegram: “Domani la Digos irrompe in classe”, aveva scritto ad alcuni suoi ‘camerati’.
Chi è il ragazzino bolognese indagato per odio razziale
Ieri questo suo presentimento si è concretizzato, quando i carabinieri del Ros di Perugia hanno eseguito la misura disposta dal tribunale dei minori dell’Aquila su richiesta del procuratore David Mancini. Il diciassettenne risponde di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Con lui, sono indagati altri sette minorenni, tra cui un bolognese, residente in provincia, che è stato oggetto di una perquisizione da parte dei militari del Ros. I carabinieri hanno controllato sia la casa dove abita il ragazzo, sia quella dove vive uno dei suoi genitori, e hanno sequestrato i dispositivi in uso all’adolescente, accusato anche lui di di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale. Il giovane per gli inquirenti sarebbe inserito, come gli altri indagati, in un “ecosistema digitale transnazionale di matrice estremista, fortemente influenzato da contenuti violenti e radicali”.
I manuali per fabbricare armi, bombe e sostanze batteriologiche
L’indagine della Sezione anticrimine dei Carabinieri di L’Aquila, partita a ottobre 2025, trae origine da sviluppi investigativi legati all’operazione ‘Imperium’, conclusa nel luglio scorso dalla Sezione anticrimine di Brescia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo. Il ragazzino abruzzese finito al minorile comparirebbe già in quelle carte; il suo coetaneo bolognese, invece, sarebbe un volto finora sconosciuto agli ambienti dell’antiterrorismo e anzi non sarebbe emerso neppure tra i frequentatori della chat telegram amministrata da Trevisani, né tantomeno in quell’inchiesta, dove pure erano stati indagati due minorenni.
Da quanto si apprende, il diciassettenne arrestato a Perugia avrebbe reperito e diffuso sui canali telegram che amministrava manuali con istruzioni dettagliate per la fabbricazione di armi da fuoco e ordigni. Tra il materiale sequestrato figurano documenti con indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche, nonché guide operative per il sabotaggio di servizi pubblici essenziali. Aveva anche informazioni relative alla produzione del Tatp (perossido di acetone), esplosivo noto per la facilità di sintesi e già utilizzato in attentati terroristici internazionali, oltre a istruzioni per fabbricare armi con stampanti 3D.
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