Tram deragliato a Milano: malore o distrazione del conducente? La verità è nella scatola nera. Cosa sappiamo a due settimane esatte dalla tragedia
Il tram della linea 9 deragliato a Milano in zona Porta Venezia venerdì 27 febbraio: 2 morti e 54 feriti
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Milano – Due settimane dal tragico deragliamento del Tramlink 7707 diretto a Porta Genova. Due settimane di domande e indagini per chiarire cosa sia successo. La versione del conducente e gli accertamenti su più fronti della Procura per escludere piste alternative. Telefono e scatola nera da passare al setaccio per ricostruire gli ultimi secondi che hanno preceduto la rovinosa uscita dai binari con due morti e 54 feriti. Con un focus sui sistemi di sicurezza, in particolare su quello primario dell’"uomo morto" che dovrebbe far scattare una frenata d’emergenza nel caso in cui il conducente non prema per più di cinque secondi il pulsante posizionato sull’estremità destra della manetta a forma di L rovesciata che serve per accelerare e decelerare.
Tram deragliato a Milano, il video delle telecamere interne: passeggeri sbattuti a terra e panico a bordo
Il tram 9 si è schiantato contro il palazzo all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto alle 16.11 del 27 febbraio. Un impatto ad alta velocità, provocato dalla mancata attivazione dello scambio per proseguire in modalità "dritto". Perché è successo? Sin dai primi minuti, il conducente Pietro M., al momento l’unico indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, ha dichiarato di aver accusato un malore: "Ho visto tutto nero", ha raccontato a ghisa e familiari. Una sincope vasovagale, la diagnosi del Niguarda, che gli ha fatto perdere il controllo del mezzo pubblico, facendogli pure saltare la fermata che si trova a pochi metri dallo scambio (e dal punto in cui il 9 è deragliato). Il mancamento, nella versione del sessantenne, è stato generato dal dolore persistente all’alluce sinistro.
La sedia a rotelle sul piede
Il conducente, da tutti descritto come estremamente prudente alla guida, è entrato in servizio alle 15.37 in piazza Oberdan e insieme a un collega ha aiutato un disabile in carrozzina a salire sul Tramlink: proprio in quel frangente, si sarebbe fatto male nelle operazioni di apertura della pedana e di ingresso a bordo della sedia a rotelle.
Al capolinea in zona Centrale, prima di ripartire per fare il percorso del 9 nel senso opposto, M. avrebbe contattato al telefono lo stesso collega (sentito ieri in Procura come persona informata dei fatti) per dirgli di essersi fatto male al piede. Poi ha ripreso regolarmente servizio, accusando fitte via via crescenti.
Nessun alert alla centrale
Stando a quanto risulta al momento, quella è stata l’unica chiamata che il sessantenne ha fatto per comunicare a qualcuno quello che gli era successo. Non ci sarebbero, infatti, segnalazioni inviate dall’abitacolo della vettura 7077 alla centrale operativa di Atm prima del deragliamento, anche se la certezza arriverà solo dalle verifiche della polizia locale su file audio e brogliacci, sequestrati nei giorni scorsi. Ce ne sarebbero invece due dopo l’incidente, tra le 16.13 e le 16.14: nel corso della prima, l’uomo avrebbe detto confusamente "Mi sono fatto male, male... deragliamento".
Cellulare e scatola nera
Gli agenti della Squadra interventi speciali, coordinati dai pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara e guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, stanno passando al setaccio il cellulare di M. per capire se abbia generato traffico nei secondi immediatamente precedenti all’incidente. Tradotto: il tram è deragliato per il malore o per una distrazione fatale di chi lo guidava? Nei prossimi giorni, verrà aperta pure la scatola nera, che ha immagazzinato tutti i dati relativi alla vettura.
I sistemi di sicurezza
L’attenzione degli inquirenti si sta concentrando anche sui sistemi di sicurezza del Tramlink di ultima generazione. A cominciare dal cosiddetto "uomo morto", collegato a un pulsante che va attivato ogni 2,5 secondi (o in alternativa premuto senza soluzione di continuità) per dare al software la "prova" che il conducente è vigile. In caso contrario, scatta un primo allarme sonoro; seguito, in caso di ulteriore inerzia per il medesimo periodo di tempo, da una frenata d’emergenza. L’obiettivo degli investigatori è capire se il sistema fosse attivato correttamente e se si sia messo in funzione.
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