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La missione “tecnica” di Zelensky nel Golfo: così l’Ucraina vuole diventare un’opportunità

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Il ministro dell'Energia emiratino Suhail Mohamed al-Mazrouei con Volodymyr Zelensky (Ansa)

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Roma, 30 marzo 2026 – Fra bombardamenti, negoziati che non partono e dichiarazioni incendiarie da entrambe le parti, nel fine settimana c’è stata una presenza dinamica quanto discreta nella regione del Golfo. Si tratta del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky che, in una fase particolarmente delicata di tutti e due i conflitti, ha effettuato una missione diplomatica che i principali media ucraini hanno definito “tecnica”.

Cosa significa missione ‘tecnica’

Ma cosa si intende con questo termine? Quello del leader di Kiev è un preciso posizionamento diplomatico. In un momento di oggettiva difficoltà per la regione, Zelensky è andato a offrire la vicinanza del popolo ucraino, insieme con l’expertise che il suo Paese ha accumulato per difendersi dagli attacchi dei vicini, in primo luogo con l’industria dei droni. Un gesto che guarda il futuro, quando i conflitti in essere saranno ricomposti, ma se ne affacceranno altri, magari in altre regioni del mondo.

L’Ucraina sta cercando di crescere, anche dal punto di vista diplomatico e il primo passo da compiere è quello di diventare amico di chi, in questo contesto, è già un punto di riferimento. Per questo, l’imperativo è presidiare uno spazio diplomatico sempre più centrale, consolidare relazioni e non ricorrere a questi Paesi solo quando si ha bisogno del loro aiuto.

Gli hub di Riyadh e Abu Dhabi

La missione di Zelensky si è concentrata in particolare su Riyadh e Abu Dhabi, luoghi che nel corso degli anni sono riusciti a trasformarsi in un hub negoziale e a tenere insieme interlocutori tra loro incompatibili: Russia, Stati Uniti, Ucraina, ma anche attori del Sud globale. In questo contesto, l’obiettivo di Zelensky non è stato tanto ottenere risultati immediati, quanto evitare un rischio più sottile: che le dinamiche negoziali si consolidino altrove, senza la presenza, o peggio, senza il consenso ucraino.

Il rischio di nuove assi sfavorevoli a Kiev

Per questo, per i media ucraini, quella del presidente è stata una missione di contenimento diplomatico per evitare che, in un momento tanto delicato nella regione si possano consolidare assi che non sarebbero poi positivi per Kiev. C’è poi il tentativo di stringere sinergie che fino a questo momento non erano ancora state prese in considerazione. Non è un caso che, anche in questa missione, Zelensky abbia mantenuto un profilo pubblico centrato su temi umanitari ed economici, evitando di trasformare il viaggio in una questua per aiuti in fase di negoziazione con la Russia.

Un esercizio di equilibrio

C’è poi un altro aspetto interessante nella lettura ucraina della missione. Zelensky teme in qualche misura che la disponibilità di Trump e soprattutto quella dell’Unione Europea possa in qualche modo venire meno a causa di una scena internazionale sempre più convulsa e delicata. In questo scenario, il Golfo diventa per Zelensky uno spazio in cui giocare una partita autonoma: non alternativa all’Occidente, ma complementare, utile a guadagnare margini e tempo. In questo senso, il viaggio di Zelensky appare come un esercizio di equilibrio. Da un lato, ribadire un principio non negoziabile, nessuna decisione sull’Ucraina senza l’Ucraina. Dall’altro, far compiere un upgrade al suo Paese e fare percepire l’Ucraina come un’opportunità e non solo come un problema di cui occuparsi.

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