Luna, ieri e oggi. Margherita Hack nel 1969: centrale elettrica. Ora sarà svelato il lato nascosto
La prima pagina del Giorno uscita il 17 luglio 1969, tre giorni prima dell'allunaggio
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Dopo 56 anni, gli astronauti della missione Artemis II, che puntano a svelare la faccia nascosta della Luna, ieri alle 20:56 ora italiana hanno battuto il record di massima distanza dalla Terra raggiunto da un equipaggio umano, che era detenuto dalla missione Apollo 13 del 1970. Sulla navetta Orion, gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno superato la distanza di 400.171 chilometri toccata dall’Apollo 13 durante il suo rientro d’emergenza verso la Terra. E alle 1,02 italiane di oggi hanno raggiunto i 406.777 chilometri. Oggi alle 8:25 ora italiana Orion ha iniziato il viaggio di ritorno verso la Terra. Qui sotto pubblichiamo un articolo scritto da Margherita Hack per il Giorno, uscito il 21 luglio del 1969, poche ore dopo l’allunaggio.
Roma, 7 aprile 2026 – Di osservatori e laboratori sulla Luna si prese a parlare molti anni fa, anche prima del lancio dei satelliti artificiali. Si potrebbero citare i nomi di Wilhelm Beer e Heinrich von Maedler i quali, nel libro che accompagnava la loro mappa selenografica pubblicata nel 1834, includevano un paragrafo sui vantaggi di un osservatorio sulla Luna, per lo studio dei pianeti e delle stelle fisse. Essi sostenevano che un tale osservatorio avrebbe dovuto essere situato sull’altra faccia della Luna, per evitare la luce diffusa dalla Terra. In seguito, con l’avvenimento dell’astronautica, i sogni hanno cominciato a tradursi in realtà e a moltiplicarsi le iniziative e le idee.
Per dimostrare che anche in Italia si era lunatici abbastanza, nel 1965 l’Osservatorio di Trieste tentò di organizzare un colloquio internazionale che aveva per tema un argomento da "futuribili": "Astronomia artificiale". Si raccolsero diverse adesioni, fra qui quella di Freeman J. Dyson, famoso fisico matematico di Princeton, e quella di astronomi non meno celebri, come Fred Zwicky del California Institute of Technology e Josif S. Shlovskiy dell’istituto Sternberg di Mosca. Si sarebbe parlato a "ruota libera" di ingegneria spaziale, anzi astronomica; di comete artificiali, di pianeti artificiali, e della possibilità di lavorare e trasformare satelliti e pianeti e perfino interi sistemi planetari. Ma non si riuscì per diversi motivi. (...)
Uno dei primi problemi da risolvere sarà quello di trovare sulla Luna una fonte di energia. Sir John Herschel mi pare pensasse a qualcosa di simile, quando si mise a considerare il gradiente di temperatura sul nostro satellite, e la possibilità di sfruttare la Luna come una specie di specchio calorifero per la Terra. Egli conclude che la Luna è un riflettore poco adatto. Il che è perfettamente vero, ma con un po’ di immaginazione e di coraggio alla Giulio Verne, forse avrebbe anticipato quel che oggi si crede attuabile. Infatti, la Luna riceve una notevole quantità di energia. Quando il Sole si trova allo Zenit, ogni metro quadrato riceve in un minuto 20 miliardi di calorie, pari a 50 milioni di chilowatt, e quindi molta di più di una grande diga della potenza di 900.000 chilowatt. Se si coprisse la superficie lunare con semiconduttori, o pile solari (cioè di elementi capaci di trasformare l’energia solare in elettricità, e di dirigere questa energia verso la Terra) si risolverebbe il problema che Herschel si era posto.
In questo caso, si trasformerebbe la Luna una specie centrale elettrica avente un’energia di parecchie decine di trilioni di chilowatt. (...)
Passiamo ad un breve elenco di esperienze fisiche fattibili sulla Luna. Si potranno studiare i raggi cosmici provenienti sia dalla Galassia che dagli spazi intergalattici senza alcuna interferenza da parte dell’atmosfera e del campo magnetico terrestre. La loro composizione chimica e distribuzione energetica ci potranno rivelare la loro origine.
Sarà possibile effettuare esperienze per la determinazione della velocità della luce alle varie frequenze, come pure determinare il cambiamento di frequenza e velocità della luce in presenza di campi gravitazionali, grazie alle condizioni di alto vuoto che fanno della Luna un laboratorio ideale per queste esperienze. Sempre grazie alle condizioni di alto vuoto si potrà tentare di scoprire con maggiore precisione di quanto possibile sulla terra le onde gravitazionali e il loro modo e velocità di propagazione. Si assume generalmente che viaggino alla velocità della luce, ma per confermarlo occorrono esperimenti decisivi come il seguente di Zwicky: dalla Luna si potrebbero lanciare nello spazio delle particelle rapide e vedere se si osservano improvvisi cambiamenti di direzione, in conseguenza di bruschi cambiamenti di direzione o bruschi arresti di grandi masse in moto. Esperimento che è impossibile sulla terra a causa dell’effetto disturbante dell’atmosfera sulle particelle in moto, che nasconderebbe totalmente gli effetti attribuibili ai cambiamenti del campo gravitazionale.
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