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Quotazioni materie prime, in deciso calo le nocciole. Rimbalzo per le materie plastiche

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14.04.2026

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Milano, 13 aprile 2026 – Dopo le fiammate da record raggiunte lo scorso autunno, il mercato delle nocciole turche – ingrediente indispensabile per la preparazione, ad esempio, dell’arcinota Nutella e di tanti altri prodotti dell’industria dolciaria mondiale – sta attraversando una fase di raffreddamento. È una delle evidenze più interessanti che emergono dall’ultimo report di Aretè, società indipendente di monitoraggio e previsioni sui mercati delle commodity agrifood (e non solo). Gli studiosi si sono soffermati, successivamente, sulle quotazioni delle materie plastiche, che stanno indubbiamente risentendo – come il petrolio da cui derivano – degli effetti del conflitto scatenatosi in Medio Oriente.

Crolla la domanda di nocciole turche

La quotazione della nocciola turca sgusciata di calibro 11/13, consegnata in Europa, ha registrato, tra febbraio e marzo, un calo del 5%, raggiungendo il livello più basso degli ultimi otto mesi e segnando una flessione del 33% rispetto ai picchi di fine settembre. Secondo gli analisti di Areté, il trend al ribasso è dovuto al rallentamento della domanda, alla riduzione delle dinamiche speculative — in un contesto di offerta rivelatasi più ampia di quanto in precedenza stimato — e a prospettive attualmente favorevoli per il raccolto 2026. Gli analisti evidenziano, inoltre, come i dati dell’associazione degli esportatori del Mar Nero confermino un ritmo sottotono delle spedizioni turche: tra settembre 2025 e marzo 2026, i volumi esportati sono diminuiti del 47% su base annua, toccando i minimi dalla campagna 2011/12. Questa evoluzione è inevitabilmente condizionata da un’offerta turca 2025/26 in calo del 27% rispetto alla campagna precedente e sui minimi delle ultime otto stagioni, nonché caratterizzata da una qualità inferiore alla norma. Tuttavia, il rapporto tra esportazioni cumulate e offerta totale, a fine marzo, si è attestato al 34%, ben al di sotto della media delle ultime cinque campagne per il periodo (48%), confermando la debolezza della domanda, frenata dai livelli di prezzo eccezionalmente elevati raggiunti, in particolare tra ottobre e novembre 2025, dal prodotto turco. Proprio la scarsità di prodotto e la conseguente apertura di spirali speculative avevano convinto i vertici del colosso dolciario Ferrero – secondo quanto rivelato lo scorso ottobre dal Financial Times – a sospendere gli acquisti di nocciole turche. Ferrero, è bene ricordarlo, consuma circa un quarto della produzione mondiale di nocciole e, dopo l’aumento delle quotazioni verificatosi lo scorso autunno, si era vista costretta a intaccare le proprie scorte e rifornirsi da Cile e Stati Uniti.

Mercato delle materie plastiche riacceso dalle tensioni in Medio Oriente

Il mercato della plastica, rimasto sostanzialmente fermo nell'ultimo bienno a causa della debolezza della domanda e dell’eccesso di offerta, è entrato in una fase di volatilità rialzista già all’indomani del conflitto in Medio Oriente. Tra il 27 febbraio e la fine di marzo, infatti, sulla borsa cinese di Zhengzhou il prezzo del Pet (materiale plastico trasparente, utilizzato soprattutto per le bottiglie monouso di bevande) è schizzato del 35%, mentre la quotazione del propilene ha registrato un +42%. Guardando più nel dettaglio alla situazione italiana, gli esperti di Aretè hanno rilevato come, nel nostro Paese, i prezzi pre-conflitto fossero ai minimi dal 2020, complice una domanda persistentemente debole, sempre più soddisfatta da importazioni a basso costo da Paesi terzi. Con il deflagrare della guerra tra Usa e Iran, tuttavia, i prezzi delle materie plastiche hanno ricominciato a correre: nell'ultimo mese, il prezzo del Pet quotato a Milano è aumentato del 38%, tornando ai livelli di inizio 2023; l'Hdpe (materiale opaco, utilizzato principalmente per i flaconi di detersivo e detergenti) segna un +31% e il polipropilene un +39%. Gli aumenti riflettono le forti tensioni sui prezzi dei beni energetici che si susseguono dall’inizio del conflitto, oltre ai rischi legati a un possibile rallentamento delle esportazioni di prodotti chimici e plastici dalle aree coinvolte (ad esempio, l’Iran è il principale esportatore globale di metanolo). Petrolio e gas alimentano la produzione di nafta e, dunque, di etilene, propilene e derivati, a loro volta alla base della produzione dei polimeri: le tensioni sugli energetici tendono a trasferirsi direttamente, quindi, sui prezzi delle resine.

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