Tentazione americana, l'analista: "Occupare Kharg per riaprire lo Stretto di Hormuz"
Un'immagine satellitare dell'isola iraniana di Kharg (Ansa)
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Roma, 21 marzo 2026 – Prendere l’isola di Kharg per riaprire lo stretto di Hormuz. È questa una delle ipotesi che starebbe valutando l’amministrazione Trump, secondo Federico Petroni, coordinatore America e responsabile didattico della Scuola di Limes.
Si fa sempre più complicato per gli Stati Uniti il conflitto in Iran. Il regime può cadere?
"Non ritengo l’ipotesi plausibile, poiché dispone di apparati di sicurezza molto diffusi e mantiene una certa legittimazione popolare, seppur minoritaria. Non è pensabile che la caduta possa avvenire tramite una campagna aerea: servirebbe una conquista territoriale, ma è uno scenario assolutamente escluso".
Quali potrebbero essere le prossime mosse di Washington e Tel Aviv?
"Possono puntare a una transizione interna del regime, nel caso emerga una fazione politica pronta ad accettare la resa e le condizioni imposte da Trump, ovvero la rinuncia alla bomba nucleare e all’arsenale missilistico. Non ci sarà però un’operazione boots on the ground su larga scala. Gli Usa stanno valutando e pianificando la conquista dell’isola di Kharg. L’obiettivo potrebbe essere utilizzarla come pedina di scambio per riaprire lo stretto di Hormuz. L’altra opzione sul tavolo è uno sbarco sulla costa Sud del Paese per riaprire con la forza lo Stretto".
L’isola di Kharg “soltanto” per lo stretto di Hormuz?
"Si potrebbe immaginare una trattativa più ampia, in grado di comprendere anche la fine del conflitto, ma solo se le capacità militari iraniane fossero così degradate da costringere il regime a negoziare. C’è però un problema: l’America non avrebbe difficoltà a conquistare l’isola, ma a mantenerla sotto controllo sì, perché i militari statunitensi diventerebbero bersagli".
E questo creerebbe non pochi problemi al tycoon.
"Esattamente. Il rischio sarebbe prolungare il conflitto, con perdite umane e un impatto economico pesante. Due elementi, soprattutto quelli legati ai prezzi e all’inflazione, che stanno molto a cuore all’elettorato di Trump".
L’unica via, comunque, è quella del negoziato.
"A un certo punto anche i pasdaran vorranno negoziare. Credo che lo scenario più probabile sia quello di un regime nettamente indebolito, con un Paese distrutto ma con un governo ancora più estremista rispetto a quello precedente al conflitto".
E Israele potrebbe mai accettare un’ipotesi del genere?
"Lo Stato ebraico non avrebbe problemi a vedere l’Iran precipitare nel caos o in una guerra civile. Ma questo non è l’obiettivo degli Stati Uniti. Se Trump riuscisse a trovare un accordo con la Repubblica islamica, potrebbe imporlo a Netanyahu".
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