Il generale e lo scudo anti-missili: “Così proteggiamo l’Italia”
Una foto del generale Claudio Gabellini quando era comandate del Coa
Articolo: Guerra, stangata sul carburante: il gasolio sfonda i 2 euro. “Prezzi fuori controllo”
Articolo: Guerra Iran, ultime notizie. Israele lancia “nuova fase”: massicci raid su Teheran. Trump: “Inutile inviare truppe di terra, hanno perso tutto”. Cina: sosteniamo la sovranità dell’Iran
Lo scenario mediorientale si è surriscaldato e tra i cittadini cresce il timore che anche l’Italia, e alcune sue basi, possano diventare obiettivi sensibili, specie perché il Paese ospita infrastrutture Nato e snodi logistici rilevanti. Tra i siti più citati c’è il Comando Operazioni Aerospaziali (Coa) di Poggio Renatico, "occhio" costante sui cieli nazionali. Ne parliamo con il Generale Claudio Gabellini, già comandante del Coa dal 2019 al 2024.
Guerra Iran, ultime notizie. Israele lancia “nuova fase”: massicci raid su Teheran. Trump: “Inutile inviare truppe di terra, hanno perso tutto”. Cina: sosteniamo la sovranità dell’Iran
Generale, c’è un rischio concreto che l’Italia o Poggio Renatico vengano colpite dall’Iran?
"No, non al momento. I sistemi missilistici oggi in dotazione a Teheran non hanno raggio sufficiente per raggiungere il territorio italiano e quindi nemmeno Poggio Renatico. E, per quanto si vede, non c’è nemmeno un interesse operativo in quella direzione. In più, di recente abbiamo avuto una prova dell’efficacia della difesa dell’Alleanza: il dispositivo Nato contro i missili balistici è entrato in azione neutralizzando un vettore diretto verso lo spazio aereo turco".
È una dimostrazione significativa?
"Sì. Conferma che esiste un sistema permanente di difesa antimissile in ambito Nato, coordinato dal comando di Ramstein, dove ho servito come capo di Stato Maggiore tra il 2016 e il 2019. È un’architettura fatta di sensori e di sistemi di intercettazione, capace di ingaggiare e neutralizzare la minaccia. È sempre attiva e pronta, e la sua efficacia è stata dimostrata sul campo".
Guerra, stangata sul carburante: il gasolio sfonda i 2 euro. “Prezzi fuori controllo”
In questa fase internazionale, che ruolo ha il Coa?
"È il fulcro della difesa aerea nazionale: il centro di comando e controllo responsabile della protezione dello spazio aereo italiano. Opera 24 ore su 24, riceve i dati dai radar e da altri sensori e dirige le attività necessarie a proteggere i nostri cieli, inclusa la condotta di operazioni aerospaziali dell’Aeronautica. È anche pienamente integrato nel sistema NATO, quindi conta sia per la difesa nazionale sia per quella collettiva. Tra i compiti, c’è anche la pianificazione e gestione di operazioni aeree in emergenza, come i ponti aerei per evacuare connazionali da aree di crisi. Ne ha dato piena prova con Aquila Omnia in Afghanistan.
E nel dispositivo Nato?
"A Poggio Renatico ha sede anche il Deployable Air Command and Control Centre, un comando dell’Alleanza. Il Coa è uno dei nodi di una rete complessa di sorveglianza e controllo: la sicurezza si regge sulla cooperazione tra Paesi membri. Capisco la paura, ma posso dire che, se ci fosse una violazione dello spazio aereo, le procedure si attiverebbero immediatamente"
Il ministro della Difesa ha parlato di "innalzamento al massimo livello di protezione" della difesa aerea e balistica: come lo legge?
"È un messaggio coerente con la fase: si alza l’attenzione e si affinano le misure. Non è un segnale di allarme straordinario, è il normale lavoro delle Forze Armate. L’Aeronautica si addestra ogni giorno e partecipa a esercitazioni dedicate, come le Joint Stars, in cui il Coa ha un ruolo centrale. Dominare lo spazio aereo significa garantire la sicurezza del Paese".
I droni: siamo pronti?
"L’Aeronautica ha avviato un percorso specifico e si è già dotata di sistemi antidroni, impiegati anche in contesti come G7 e G20. Ma, più in generale, l’Europa si è scoperta in ritardo: l’Ucraina avrebbe dovuto insegnarci di più. I droni esistono da anni, ma a cambiare tutto è la massa, il basso costo e quindi la capacità saturare la parte bassa del cielo, e di comprimere i tempi decisionali. Non conta quindi solo avere tecnologie raffinate o missili costosi: conta anche riuscire a produrre, e produrre più dell’avversario
Qual è il rischio maggiore guardando avanti?
"Non riuscire a cambiare mentalità e a comprendere le nuove minacce ed a governare le nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale ad esempio sarà parte essenziale del quadro, ma l’essere umano dovrà restare l’ultimo decisore nell’uso della forza. Dobbiamo adattare i nostri strumenti, anche etici e culturali, e le nostre procedure per poterci difendere meglio e al momento giusto".
© Riproduzione riservata
