Lo spettro della recessione. “L’inflazione è una spirale. Il mondo è già cambiato”
Se i prezzi salgono ancora la Bce dovrà agire sui tassi (Imagoeconomica)
Articolo: Il piano italiano per evitare lo choc energetico: smart working, targhe alterne, limiti a condizionatori e riscaldamento
Articolo: Ci sarà davvero un lockdown energetico? Lo spettro di smart working e targhe alterne fra conferme e smentite
Roma, 8 aprile 2026 – “Se la guerra continua a lungo, la recessione sarà difficile da evitare”. Marco Simoni (foto sotto), economista politico, docente alla Luiss e direttore eletto dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), mette in guardia sull’impatto del conflitto in Iran a livello globale.
Professor Simoni, a cosa andiamo incontro?
“Se la guerra continua senza soluzioni alternative allo stretto di Hormuz, il blocco del passaggio delle materie prime – in particolare petrolio e gas liquefatto ma anche alluminio e altre materie chimiche di base – farà alzare i prezzi globali dell’energia e di diversi altri prodotti in maniera molto significativa”.
Quindi un impatto diretto sull’inflazione.
“L’inflazione è la prima conseguenza perché l’aumento dei prezzi diventa una spirale che si autoalimenta. Uno scenario in vista del quale la presidente della Bce ha già dichiarato che è pronta ad alzare i tassi qualora fosse necessario. Per fermare l’aumento dei prezzi è necessario raffreddare l’economia, al prezzo di una recessione”.
È uno scenario che si verificherà a livello globale?
“A livello dei Paesi avanzati, Europa e Stati Uniti in primis. I Paesi in via di sviluppo potrebbero subire una recessione ancora peggiore”.
Il forte impatto sui carburanti a cui assistiamo in Italia è colpa delle accise?
“È una questione di tassazione, accise e varie forme di addizionali accumulate nel corso dei decenni. Questo perché siccome la domanda è molto rigida, è facile metterci le tasse sopra”.
Il taglio delle accise prorogato, per ora, fino a maggio basterà a tamponare la situazione?
“Questi sconti sulle accise non possono che essere temporanei. Non si possono spendere soldi dalla tassazione generale a questo fine all’infinito, costerebbe troppo”.
Secondo i dati diffusi ieri dalla Fiap l’aumento del 30% del gasolio determina un 15% di costo in più sui servizi di trasporto.
“Se continua a essere così alto il prezzo del gasolio un taglio dei servizi di trasporto è inevitabile”.
Trump continua a dire che quando la guerra finirà tutto tornerà come prima. È così?
“Assolutamente no. Gli Usa per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale hanno compiuto un attacco senza avvertire preventivamente i Paesi alleati più vicini. Questo ha rotto un patto di fiducia che non si ricostruisce in maniera istantanea con uno schiocco di dita, lasciando il posto a una grande incertezza”.
Con quali conseguenze?
“Maggiore incertezza significa un aumento dei prezzi delle assicurazioni. Significa che si investe di meno e con maggiore prudenza. Anche il livello di internazionalizzazione probabilmente smetterà di aumentare. Sono tutti fattori a cui non si rimedia in pochi giorni”.
È ipotizzabile una misura simile Next Generation Eu per affrontare la crisi?
“Adesso la situazione è diversa: è cambiato in maniera strutturale il modo di usare l’economia nelle relazioni internazionali. Con il blocco dello Stretto di Hormuz l’Iran sta usando l’interdipendenza economica come arma. Come Trump con i dazi. Servono misure molto più profonde di quelle che avevamo pensato per il Covid”.
“L’Europa deve riconoscersi e irrobustirsi, ripensando al modo in cui si relaziona con le altre due grandi aree di influenza: Stati Uniti e Cina. Bisogna cominciare dall’unione dei capitali e da maggiori programmi di difesa comune. Misure che necessitano di una forte leadership politica per essere realizzate”.
© Riproduzione riservata
